<OF MONTREAL – Paralytic Stalks

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Of Montreal - Paralytic Stalks

OF MONTREAL – Paralytic Stalks 

Polyvinyl 2011

Rollover : Il Visionario

Voto : 7/10

 

 

 

 

 

 

Hanno raggiunto la maggiore età. Questo è il primo pensiero che ho elaborato dopo aver ascoltato Paralytic Stalks , l’ultimo lavoro degli Of Montreal. All’eta di 37 anni suonati, Kevin Barnes sfodera finalmente il suo asso nella manica dando una speranza a tutti i vecchietti che come me, ormai da tempo, hanno appeso gli strumenti al chiodo abbandonando in un cassetto il sogno di calcare i grandi palcoscenici del Rock. La band con il suo undicesimo lavoro trova finalmente la retta via da percorrere dando alla luce un album di notevole spessore musicale. Le nove tracce hanno infatti una trama che le accomuna : la ricerca maniacale della sperimentazione di chi ha l’esperienza e il buon senso di sfruttare,come base da cui partire, il patrimonio musicale lasciatoci dai grandi maestri della musica rock e pop degli ultimi anni.

L’album si apre con la traccia “Gelid Ascent” , un pezzo cupo e decadente che, discostandosi dalle classiche regole della canzone strofa – ritornello , riesce a trasmettere in maniera incisiva, grazie anche alla cadenzata sezione ritmica, un senso di angoscia non troppo diversa da quella che si prova ascoltando uno dei vari capolavori dei Pink Floyd. Nel secondo brano “Spiteful Intervention”, l’umore della band muta drasticamente e l’agonia vocale di Barnes si trasforma in un canto melodico e spensierato accompagnato da sonorità primaverili in cui ben si fondono, suoni prettamente elettronici con strumenti classici come il pianoforte ed i violini. L’atmosfera non muta neanche nei seguenti brani, “Dour Percantage” e “We Will Commit Wolf Murder”, che si pongono come quelli maggiormente in linea con gli ultimi successi della band, falsetti alla “Bee Gees”, accompagnati da un groove molto ritmato e da una ampia sezione di fiati, rendono questi brani decisamente i più pop di tutto l’album.

La delicata“Malefic Dowery” funge quasi da spartiacque tra la prima e la seconda parte dell’album in cui le classiche regole della canzone vanno decisamente a farsi fottere .

I quattro brani che seguono sono l’emblema della sperimentazione: si spazia dalla Disco al Folk, dal Glam al Funky , dalla Psych addirittura alla Musica Classica senza alcun criterio “discografico” e/o “radiofonico”: i brani infatti durano tutti dai sette minuti e mezzo in su. Tra i quattro, degno di particolare attenzione, è sicuramente l’ultimo brano dell’album “Authentic Pyrrhic Remission”, in cui viene alla luce tutto il background musicale di Kevin Barnes che sicuramente, oltre ai santini di Prince e Bowie nel portafogli, avrà affisso la gigantografia di Frank Zappa all’interno della sala prove della band.

Voto : 7/10

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