<THE XX – Coexist

[facebook_like_button]

 

 

THE XX

Coexist

(Young Turks)

Rollover: Elegante

Voto: 6

 

 

Quanti di voi hanno pensato, almeno per cinque minuti, di aver trovato la colonna sonora della propria vita, ascoltando “XX”? L’anno è il 2009 e tre “tristi” ragazzi londinesi si impongono sulla scena musicale con un progetto che è il riflesso di una esigenza concreta di allontanarsi dalle soporifere e tediose dinamiche della musica pop. Spazi, sospiri, pause, riverberi e toni pacati sono diventati il marchio di fabbrica dei “The XX”.

Sono, infatti, passati tre anni dalla loro ultima fatica e all’improvviso come se tutto fosse rimasto “cristallizzato” da allora, ecco spuntare “Coexist”. Dal primo ascolto è chiaro che questo lavoro sia il naturale proseguimento di quella “storia d’amore” che noi tutti abbiamo imparato ad apprezzare per i suoi toni leggeri e minimali ma carichi di una profondità a tratti disarmante. Angels è il titolo della traccia che apre questo nuovo album: il carattere intimo e sommesso è nuovamente la caratteristica fondamentale della loro ricerca musicale. L’arduo compito di ricreare l’atmosfera rassicurante è affidato a Romy Croft, che come in un dialogo affascinante con la sua “Epiphone Les Paul”, introduce liriche dai tratti piu poetici e riflessivi rispetto al primo lavoro.

Proseguendo nell’ascolto si capisce però come Jamie Smith abbia influenzato molto questo nuovo lavoro. Ritmiche spezzate e linee di synth ripetitive, figlie di un approccio più dancefloor diventano il modo per comunicare questa pseudo evoluzione nel loro sound. Tracce come Chained e Fiction non si distinguono per una ricercatezza applicata alle liriche nè tanto meno alla melodia, ma solo per essere degli ottimi manicaretti elettronici in un lavoro che altrimenti risulterebbe fin troppo pacato. Try con il suo carattere leggero e divertente diventa il collante tra il vecchio e il nuovo, perché da qui in avanti il lavoro diviene un terreno di sperimentazioni che poco convince sotto ogni punto di vista. Al di là di tracce come Reunion ,discreto esempio di elettronica down tempo, e Sunset che vorrebbe ricalcare le tracce di un post-punk raffinato, ciò che proprio non convince è il troppo spazio lasciato alla voce di Oliver Sim. Difatti in Missing la presenza di una linea vocale maschile che è quasi un lamento diventa a tratti fastidiosa.

Sono arrivato alla fine di quest’album e la felicità di poter ascoltare nuovamente un lavoro brillante come il primo è svanita nel momento in cui il carattere elettronico e dancefloor ha intaccato quell’aura di spensieratezza e maliconia a cui eravamo stati abituati. Un album ben registrato, di facile ascolto, che convince quanto basta ma che non lascia una traccia indelebile nel panorama musicale.

 

[facebook_like_button]

Potrebbero interessarti anche:

Comments are closed