
Cloud Nothings
Attack On Memory
(Carpark Records)
RollOver: Rocker
Voto: 7,5
Non è passato molto tempo da quando Dylan Baldi masterizzava CD-R con le sue prime composizioni fatte nel suo box garage a Cleveland (Ohio): urla e schitarrate per la gioia e il dolore di tutto il vicinato. E non è passato neanche molto tempo da quando Dylan Baldi ha allargato la propria creatività abbracciando il progetto Cloud Nothings, il cui album d’esordio Turning, risale al 2010. La indie band, così composta, nel 2011 pubblicherà il suo secondo lavoro Cloud Nothings. A questo periodo appartengono Hey Cool Kid e la stra-ascoltata Understand at All, proposte da un Baldi non ancora ventenne, che si caratterizzano per un impatto sonoro che sembra riesumare la scena underground di inizio anni 90. Questo è il preludio dell’incontro tra Dylan Baldi e Steve Albini che culmina con l’uscita del nuovo album: Attack on Memory, con cui cambia la musica, decisamente in meglio.
Apripista dell’album è il brano No Future/No Past: un pianoforte che si lascia subito mescolare con una timbrica cupa su un cantato lamentoso/malato, in un lento crescendo che va ad esplodere nella seconda traccia Wasted Days con i suoi quasi 9 minuti di urla, corposità ritmiche dure e cadenzate dell’unisono basso/batteria, chitarre rumorose che costruiscono una struttura acida e a tratti psichedelica. Le impronte della produzione di Steve Albini sono ben riconoscibili. Con le successive Fall In e Stay Useless, senza dimenticare Our Plans, si ritrovano le melodie pop, un attimo di respiro per ricevere nello stomaco il sound aggressivo della strumentale Separation. L’album termina con Cut You: brano dal sapore Mouldiano, dal finale sfumato che lascia con un po’ disorientati, come in attesa di una traccia successiva.

I Cloud Nothing si fanno strada, evidenziando la loro quotidianità di post-adolescenti con il male di vivere, proprio come in quegli anni ’90 che riportano alla luce, senza ricadere nell’ emulazione del passato. Attack On Memory è un album ben assemblato e va interpretato come l’inizio di un assestamento creativo di una band con una forte personalità, pronta ad affrontare un pubblico sempre più vasto.






































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