<NATALIE MAINES – Mother

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Non è tutto nuovo quel che luccica. O forse è tutto nuovo ciò che sorprende.

Mother è una famosissima canzone dei Pink Floyd, una poesia disperata dall’irreversibilità della storia che racconta e dal destino che ne deriva: un conflitto contro un’infanzia, ma soprattutto una mamma, troppo protettiva e soffocante nei confronti della vita reale, in cui ci si sveglia il giorno in cui si smette di essere bambini. Narrato col canto dolce di una ninna nanna.

Ricca di cover, come è giusto che sia per un capolavoro, risorge come il più bello dei fiori a primavera, nella interpretazione di Natalie Maines (già cantante delle Dixie Chicks, 30 mln di album venduti e 13 grammy awards), come title track del suo primo album da solista in uscita agli inizi di Maggio e che include alcuni inediti oltre che interessanti cover di perle di Ben Harper (con un bel conflitto di interessi perchè co-produttore di questo lavoro), Jeff Buckley ed Eddie Vedder per far qualche nome.

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Mother, già contenuta nella versione della cantautrice nella soundtrack del documentario West of Memphis prodotto da Peter Jackson, che narra la misteriosa vicenda de I Tre di Memphis cui la canzone calza a pennello, colpisce soprattutto grazie alla sensibilità diversa con cui suona rispetto alla versione originale, risultando in un’interpretazione che non può lasciare l’amarezza e l’indifferenza cui ci hanno abituato tante altre copie. Un ottimo biglietto da visita per l’album, sempre che i biglietti da visita si usino ancora.

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