Avete già sentito parlare di Marina Abramovic? E’ un’ artista serba, famosa nell’ambito della performance art, ovvero la realizzazione di una serie di esperienze che coinvolge in scena l’artista stessa e il pubblico, reso non più spettatore ma co-protagonista delle opere. Ne hanno parlato abbondantemente i giornali qualche mese fa durante la sua visita a Milano, con la sua installazione The Abramovic Method, Marina è diventata famosa per le sue performance estreme, una che sia d’esempio per tutte Dragon Heads del 1990 in cui l’artista seduta su una sedia, lasciava che le camminassero addosso 5 pitoni, della lunghezza oscillante tra i 2 e i 4 metri, che non mangiavano da 2 settimane. Divertente no?
Il signor Antony Hegarty, meglio conosciuto come frontman degli Antony and the Johnson, aveva lavorato nel 2010 con il compositore William Basinski a musicare l’opera, presentata poi al Manchester Festival nel luglio 2011, chiamata The life and death of Marina Abramovic, una sorta di biografia dell’artista realizzata dal visionario regista Robert Wilson (visionario se non altro per le sue collaborazioni con Tom Waits, David Byrne e Philip Glass, che non sono i paradigmi della logica), con protagonisti la stessa Marina e Willem Dafoe.
Dell’opera faceva parte la canzone Cut the world, title track di un nuovo omonimo album degli Antony and the Johnsons, in uscita nella prima decade d’agosto, che raccoglie una selezione di pezzi pregiati della band, registrati in versione sinfonica con il prezioso ausilio della Danish National Chamber Orchestra di Copenaghen.
Il video è nuovo di zecca e raccoglie in dote l’intensità dell’interpretazione di Antony, ci son tutti gli amici di cui sopra, e risulta decisamente sconsigliato a chi sviene guardando il sangue. Per gli altri, eccolo qui.







































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