Avevo quindici anni ed era estate quando arrivò una canzone, apparentemente travestita da innocente tormentone, a mettermi un’ansia terribile addosso.
Se il paradiso non c’è, l’inferno non c’è, il mondo per noooi è dentro me, un’immagine che ognuno ha dentro di sè …insomma non esiste nulla, casca il mondo, casca un asteroide, casca la terra, BUM BUM e moriremo tutti. Non è facile da accettare e ricordo distintamente che in una notte insonne, ricordando queste parole, chiamai mio padre e gli dissi: non riesco a dormire, cosa succede quando uno muore? Non ci pensare, credo che fu la risposta.
La verità, forse è che faceva caldo come adesso e per la prima volta mi ero innamorato. Ero tornato da una vacanza studio in Inghilterra, ed ero piombato nello sconforto più totale di non potere mai più vedere quella ragazzina con un vestitino a fiori, che abitava 1000 km lontano da me. Ricevetti una sua cartolina ed una lettera misera di sentimenti quella estate; quel cocktail di impotenza mi fece scoprire la morte e detestare quella canzone di Irene Grandi. Ancora oggi quando l’ascolto rivivo un attimo di vuoto, ma alla fine mi ricordo che finisce che Irene va in Giappone a parlare con l’imperatore e penso che anche lei come me avesse capito che spesso un diversivo ti aiuta a rimanere in mezzo al girotondo. Un lucano? No preferisco l’Averna.
Pur avendo perdonato la sbarazzina Grandi, credo che la gente d’estate non abbia bisogno di pensare a un mondo che caschi. Piuttosto Ottobre è il mese degli asteroidi. Ed è per questo che i mesi caldi diventano terreno fertile per canzoni terribili, ricche di suoni gutturali e movimenti da scimmie in Odissea nello Spazio (avete mai sentito parlare dei balli di gruppo?). Roba che cresce pure nel deserto. E’ la paura dell’apocalisse. Spinge a divertirsi, danzando come stupidi tutti insieme.
Ma esisterà qualcuno che voglia ballare col mondo senza costringerlo a mettere una mano alla cabeza? L’uomo giusto c’è, almeno secondo il mio modestissimo parere, con la chitarra in mano e un sacco di amici. Si tratta di Edward Sharpe & The Magnetic Zeros, che nel loro video Man on Fire, ci dicono che si può sempre ballare, come meglio si crede, anche su un sottofondo di parole sensate. Anche su un sottofondo di parole.
A lui l’onere di battezzare Luglio, a voi l’onore di cercare l’Amore. A me un Averna, senza ghiaccio, grazie.






































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