<MATTHEW DEAR – Beams

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MATTHEW DEAR

Beams

(Ghostly International)

Rollover: Party Animal

Voto: 7,5

 

 

“It’s Ok, I Know Where I’m Going”.  E’ cosi che la “storia d’amore” tra un giovane texano e una delle più potenti label indipendenti americane ha inizio piu di dodici anni fa. Il suo nome è Matthew Dear e quella frase, inserita in un lavoro musicale di discutibile valore estetico, oggi assume un significato molto più profondo. Il perchè?! Perche realmente aveva capito quale fosse la sua strada. Co-fondatore della Ghostly International, Matthew Dear esce allo scoperto dopo quasi due anni dal suo ultimo album con un lavoro  meno incisivo dei precedenti ma che sicuramente segna la sua maturità artistica.

L’album si apre con Her Fantasy, una traccia ricca di contaminazioni electro-pop e cosmic-disco che creano un’atmosfera meno dark e inquietante, caratteristica preponderante dei lavori precedenti. La puntina scorre e l’impressione è di trovarsi già catapultati nel bel mezzo di un viaggio senza che ci sia dato conoscere il punto di partenza. Earthforms è l’ esempio lampante di una forte voglia di rompere gli schemi del mondo elettronico e strizzare l’occhio a contaminazioni decisamente più punk-rock. L’intenzione di creare un album organico e  meno elettronico è testimoniata anche dalla presenza quasi ossessiva del basso elettrico che diventa elemento portante di tracce come Up & Out e Get The Rhyme Right. Le linee vocali sono ben costruite e a tratti sembrano quasi essere l’immagine confusa dei suoi sentimenti. Ma è  su Fighting Is Futile che finalmente posso con soddisfazione affermare “Ecco il Matthew Dear di sempre”; inaspettatamente la traccia si chiude e un riff di chitarra sporco e malinconico segna nuovamente il passaggio ad un mondo lontano dalle atmosfere elettroniche. Anche l’accostamento in Overtime risulta curioso:  il riff di una chitarra pulita e riverberata in stile  Cure litiga con un wobble-bass (per intenderci wom-wom-wom…) racchiusi in una cadenza ritmica terzinata. La trama s’infittisce e in Ahead Of Myself recupera quell’appeal dark che lo ha sempre contraddistinto. Ed è proprio a questo punto che mi sembra di intravedere una sorta di presa di coscienza di quanto Dear si sia spinto oltre con questo lavoro che sembra non appartenergli. Shake Me, con il suo turbinio inquietante di suoni elettronici mescolati a un malinconico pianoforte, testimonia la voglia quasi disperata che qualcuno lo distolga da questa inesorabile evoluzione.

Spiazzante e criptico Beams segna una concreta evoluzione della personalità musicale di Matthew Dear che con nuovi colori e atmosfere riesce ancora una volta nell’intento di stupire e affascinare l’ascoltatore.

 

 

 

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