
Album: SLOWHAND
Artista: ERIC CLAPTON
Anno: 1977
Di musica e di altri demoni
La misura del tocco rende unici i musicisti di razza. Eric Clapton è nell’Olimpo dei chitarristi osannato dai fan e molto stimato dai suoi colleghi anche grazie ad uno stile che segna la vittoria della tecnica, intesa come attività umana volta a fare e soprattutto fare bene una cosa senza snaturarne il senso, sul tecnicismo, considerato come la necessità di contrapporre o privilegiare la resa all’oggetto stesso.
“Clapton is God” recitavano i muri di Londra ma è un Dio umano nella sua infinità fragilità e la sua musica è piena espressione del lato più vulnerabile della condizione umana. Inoltre Clapton è, per l’appunto, un signor chitarrista ma il suo stile è segnato da una misura pari alla fama, la sicurezza di chi non cerca per vanità l’esercizio di stile per provare la propria bravura. Tutto nella musica è funzionale alla causa stessa, ovvero al messaggio veicolato e la semplicità della musica di Clapton rende il messaggio totalmente comprensibile.

Slowhand è il soprannome di Clapton legato a quel suo stile lento e preciso, cadenzato e sopraffino, ma è anche il nome di un album che tradisce tutta la vena intima che l’autore ha inteso dare. Un album che è dolorosamente biografico nel brano di apertura, quella Cocaine (cover di J.J. Cale) segnata da un riff inconfondibile. La dipendenza da cocaina è uno dei demoni che hanno segnato le infinite vite di Clapton e lo stesso chitarrista britannico sa bene che raccontare la via artificiale alla condizione del nostro tempo non può che avvenire in maniera diretta, senza l’uso di allegorie o metafore.
Wonderful Tonight è un pezzo fortunato nella sua capacità di essere tanto semplice quanto efficace. L’atto di amore di Clapton è un racconto che ci appartiene, il momento della riconoscenza verso un amore che ci rende migliori nella grazia. Lay down Sally fa parte della formazione musicale di Clapton, l’uso accorto di un sound costruito esclusivamente sulla ricchezza della sua chitarra. In May You Never Clapton si concede ad un pezzo bisbigliato, segno del potere armonizzante della musica nelle sue forme di espressione più riuscite.

Clapton con questo album afferma in larga parte (se si esclude appunto Cocaine inteso come prezzo dovuto per l’espiazione) la necessità di rivolgere uno sguardo alla vita più attento al dettaglio ed all’infinita straordinarietà del quotidiano. E’ profetico nel cantare il potere salvifico di un amore costruito su una complicità appagante poiché avrebbe fatto affidamento a quella dolcezza per superare le successive prove (come la morte del figlio a cui è dedicata la struggente Tears in Heaven) ed uscirne rigenerato. La vita e la musica di Clapton sono l’emblema stesso della necessità, che non prevede alternative, di rinascere ogni volta per atto d’amore stesso. Clapton ha saputo affermarsi con semplicità, senza ricorrere al bisogno di gridarlo.
E tranne che il cielo non trova barriere






































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