<Just Tell Me That You Want Me: A Tribute To Fleetwood Mac

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Just Tell Me That You Want Me

A Tribute To Fleetwood Mac

(Hear Music)

Rollover: Rocker

Voto: 7

Erano gli anni settanta, quelli patinati del Glam, imbrattati dal primordiale Hard Rock & Heavy, dissacrati dalla creatività tecnica del Progressive, azzerati dal muzik biz  con l’avvento del Punk di fine decennio. Erano quei settanta della “fredda” reinterpretazione del rock come natura morta del collasso generazionale dei sixties. Ma proprio in quel periodo riecheggiava sulle puntine dei giradischi una band che ha superato gli archetipi musicali che  stavano plasmando categorie e settori di generi musicali di quel lungo decennio che ai più è caratterizzato dai pantaloni a zampa e giacche a frange. I Fleetwood Mac erano diversi, inclassificabili: l’anello di congiunzione tra l’eccentrica creatività dei ’60, la psichedelia, il folk, il blues…dal rock mainstream a loro contemporaneo.

Just Tell Me That You Want Me ne è il primo tribute album e le presenze che danno onore ai Mac sono da podio. Gli artisti partecipanti scelgono di omaggiare la band seguendo 2 diverse linee di interpretazione: da una parte eseguire il brano rispettando lo stile compositivo dei Fleetwood Mac; d’altro stravolgere la canzone facendo emergere il proprio di stile. Tutto ciò porta come risultato una tracklist componibile che spazia tra vari generi, dal più moderno electro-pop al più classico folk/blues.

L’apertura psichedelica di Albatros, suonata dalle chitarre grezze di Lee Ranaldo con J. Mascis, è un indice di riferimento che lascia intuire le atmosfere che si affronteranno nel corso dell’ascolto. Ci si lascia trasportare dalla inconfondibile voce di Antony per una celestiale Landslide oppure nei blueseggianti riff di una Oh Well rallentata nel ritmo da Billy Gibbons & Co. The New Pornographers provveedono a sfornare la versione indie pop di Think About Me, i Best Coast solarizzano il brano Rhiannon, mentre minimali sono i  synth dei Garden & Villa con Gipsy e  lo-fi le frequenze in Silver Springs sporcata da Lykke Li. Inversione di rotta con Angel,  portata in sonorità southern da Marianne Faithfull, che riesce nell’intento di stravolgere il pop del branooriginale. Matt Sweeney e Bonnie “Prince” Billy preferiscono non discostarsi di molto dalla Storms dei Fleetwood Mac, ma ne intuiscono l’atmosfera di trasporto che essa esprime. L’indie rock d’impatto indurisce le sonorità di Sister Of The Moon dei Craig Wedren supportato dai St. Vincent, mentre The Kills lasciano la loro impronta in Dreams. L’electro pop la fa da padrone nella personale interpretazione di Straigt Back dei Washed Out. Finale eccentrico con l’electro Math di Tusk assemblato dai Crystal Ark e la robotica Future Games degli eccellenti MGMT.

 

Era ora che venisse onorata una delle più innovative rock band di tutti i tempi.

 Just Tell Me That You Want Me è uno di quei tribute album che farà rabbrividire dall’orrore tutti i fan sfegatati dei Fleetwood Mac… e potrei ben capirli. Era scontato che prima o poi arrivasse un tributo, anche se la cosa strana da chiedersi è come mai ci hanno pensato solo ora a farlo e non 10 o 20 anni fa, fatta eccezione per alcuni casi sporadici quali  Landslide in B-side proposta dagli Smashing Pumpkins. Né meraviglia che siano tra le indie band del momento a dare man forte alla tracklist di cover che si intrecciano nell’album in quanto non si tratta, per loro, di un esperimento per autocelebrare le proprie capacità sia interpretative che compositive, ma di riprendere il concetto di modernizzazione sonora intrapreso dai Fleetwood molto tempo fa. Per dirla tutta (forse) i Mac sono stati, dalla summer of love in poi, il primo vero gruppo indie della storia del rock.

"R.I.P. Bob Welch"

 

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