La canzone dello stivale ha una grandissima tradizione di importatori di musica, da Natalino Otto a Adriano Celentano, fatta di interpreti e cantautori che dagli anni ’50 agli anni ’70 hanno riprodotto in italiano successi internazionali, con un impatto notevole nella divulgazione dei nuovi generi e un ovvio riscontro in termini di carriera. Allora però l’Italia riusciva anche ad esportare musica. Once upon a time (not only in America) c’era chi sgomitava e faceva carte false per trasformare canzoni italiane in cover in lingua straniera. L’ Italia riusciva ad essere in linea con il resto del mondo e molte delle produzioni peninsulari erano ghiotte occasioni per i cantanti all’estero, che l’America la cercavano in Italia. Ripercorriamo alcune tappe di questo fenomeno, con 5 esempi di cui essere orgogliosi.
1. Tom Jones – Help Your self Ovvero mi chiamo Tom Jones e non sono un piagnone Made in Italy. L’ allora sex bomb gallese prende a prestito Gli occhi miei di Dino, ci butta su un balletto da fare invidia a Ricky Martin, abbina un basettone e ribalta le premesse di “dimmi perchè ma perchè ma perchè negli occhi miei non guardi mai “; quella che offre è un’opportunità irripetibile che una donna non può rifiutare: Just help yourself to my lips To my arms just say the word, and they are yours. Suona diverso eh?
2. Grass roots – Bella Linda Anche questa cover propone un cambio di prospettiva interessante. Nella versione di Lucio Battisti Linda (che balla) è rassicurante, non ha gli occhi azzurri, nè è bella nè dolce come chi l’ha preceduta ma è una figura sempre presente e parrebbe senza troppe pretese. Nella versione in inglese Linda non balla, diventa bella ma deve sopportare l’incostanza di quel cialtrone del suo fidanzato, che non cambierà mai: Bella Linda, try and understand Bella Linda, I’m doin all I can Bella Linda, I’m only what I am. E anche stavolta facciamo la figura dei piagnoni.
3. Richard Anthony – Amoureux de ma femme Adesso mettevi nei panni di uno che non conosce il francese e vuole capire le differenze tra la versione in francese di Nessuno mi può giudicare e la versione originale e alla prima frase si ritrova Qu’est-ce qui me prends je me sens soudain tout drôle Comme si j’avais un oiseau sur mon épaule, che google translator traduce così: Quello che sono improvvisamente mi sento tutto divertente Come se avessi un uccello sulla mia spalla. Un tono più leggero, non trovate? Il testo nel complesso lascia minore spazio a rimorsi e rivendicazioni, l’arrangiamento è un po’ più ska e la giacca un po’ più colorata. Però le movenze della Caselli, il nostro traduttore seriale Richard Anthony al netto delle 5 lingue parlate, se le sogna.
4. Herman’s Hermits – Something is happening Qui la versione straniera è in quota Zecchino d’Oro e l’arrangiamento perde la allure hawaiana di Luglio per entrare nel mondo dei caroselli e del cioccolato al latte. Dall’immaginario onirico di ragazza sulla spiaggia con una collana floreale di Riccardo del Turco, si passa alla fase dei primi baci della bionda boyband, su cui passare ore spensierate a farsi le pippe. Ci sta.
5. Dusty Springfield – You don’t have to say you love me Per il finale ci teniamo la cover inglese di Io che non vivo, nella versione originale cantata da Pino Donaggio. Perchè per una volta siamo più positivi noi italici galantuomini. Sei miaaaa, sei miaaaa. Più perentorio della rassegnata accettazione dell’addio che impone la versione dell’angelica Dusty, seddotta e abbandonata da un bruto, un vile ma accompagnata da una maestosa orchestra, You don’t have to say you love me Just be close at hand You don’t have to stay forever I will understand
Buon lunedì da Jampin Janzo





































