
ST. VINCENT
St. Vincent
(Loma Vista/Universal)
Roll Over: Visionario
Voto: 7,6
Ascolta se ti piace: Dirty Projectors o tUnE-yArDs
Se si ascolta attentamente St. Vincent non è facile pensare che la follia creativa abbia dei limiti sempre più valicabili. Annie Erin Clark, all’anagrafe, non soffre certo di bipolarismo ma la sua capacità di equilibrare melodie con arrangiamenti spesso contrapposti ad esse fanno intuire come la funzione somma tra genio e visionarietà ha come risultante un asintoto che rasenta la perfezione compositiva.
Identificazione rafforzata dall’omonimia del titolo del suo nuovo quarto album, dove porta alla luce tutto ciò che si può fare sincronizzando strumenti ed elettronica su delle melodie ben curate, calde e camaleontiche, che vanno a mimetizzarsi nella struttura sonora di ogni brano.

L’elettro funk di Rattlesnake è un muro cadenzato su un cantato distorto che va ad espandersi in Birth In Reverse con riff di chitarre dapprima statiche per poi rincorrersi in spezzate danze confuse. Il pop collassa nelle ballads sospese di Prince Johnny e I Prefer Your Love mentre i vocalizzi di Huey Newton vanno crescendo in un inquietante rincorsa tra cori lamentevoli e tappeti noisy. Battute math di sinth impazziti accompagnano Bring Me Your Love. Il tutto va ad adagiarsi nel finale finto gospel di Severed Crossed Fingers.
St. Vincent è un’artista pluristrumentale che non ha intenzione di soffermarsi sugli stereotipi creativi della pop music, nonostante sia destinata ad un pubblico più ampio. La sua voglia di superare se stessa non fa che incoraggiare l’ascolto dei suoi lavori, lasciando puntini di sospensione verso una prossima puntata nella quale già si sa che non verrà scritta la parola fine.





































