<CALIFORNIA ROLLOVER – 1984 MAC, MARADONA E IL POLLINE

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Passeggi per un parco e il polline vola leggero come neve; sono passati 30 anni e non sentirli, specie se usi gli antistaminici o il dito nel sedere.

La Apple presentava il primo Mac, diminutivo di Macintosh che a sua volta era un accrescitivo di McIntosh, nome proprio di mela del Canada e Nord America e cognome di John, il primo seminatore di quel frutto che poi avrebbe riempito le pance di milioni di persone con succhi e soprattutto torte.

Quel Mac, padre dell’uso non professionale del computer, strumento alla portata di tutti, grazie ai concetti di scrivania, cestino, note venne alla luce del mondo della famiglia americana, con un’operazione commerciale molto costosa e dirompente. Era il 22 gennaio del 1984 quando durante una pausa del Superbowl, venne trasmesso uno spot pubblicitario, diretto da Ridley Scott, in cui una donna lanciava simbolicamente un martello contro uno schermo in cui appariva sotto forma di ispirazione al Grande Fratello di Orwelliana memoria, un dittatore, che simboleggiava il nemico IBM.  Uno degli spot più persuasivi di sempre. I-capito?

Nello stesso anno ma qualche mese più tardi 70 mila persone pagarono mille lire per accedere alla presentazione ufficiale di un calciatore che di lire allora ne valeva 13 miliardi; il teatro era lo stadio San Paolo di Napoli e l’attore, l’unico e grande, Diego Armando Maradona.

L’inizio di una storia d’amore che continua ancora oggi, di gioia e di riscatto, di talento e magia, della grandezza dell’uomo e della sua piccolezza. E di canzoni allegre come Ho visto Maradona.  Il seme di qualcosa che scorre nelle vene dei tifosi del Napoli, che compare in immagini nitide negli occhi degli appassionati di calcio che hanno potuto ammirarne le gesta, che completa il concetto di calcio ora come allora.


E poi c’è Umberto Tozzi. E appena vedi il polline pensi a lui e al suo successo dello stesso anno, Nell’aria c’è. Qualcosa che rimane impresso come l’icona della Apple e le punizioni di Maradona. Polline uguale Tozzi.

Uno che può permettersi di cantare impunito versi come questi:

Mille notti di fronte al mare con un falo’/farebbero innamorare anche due robot/e domani questa storia di due strani segni d’aria/sara’ come l’eco triste di un piano bar/oppure sara’ un concerto da grande star

E ti chiedi come fosse possibile che a qualcuno piacesse quel disco. Che qualcuno citasse l’oroscopo in una canzone. Forse ha avuto successo per il cantinelloso ritornello che ti si imprime nella mente come il polline nelle narici, forse perchè erano tutti presi bene dalle offerte della Standa, forse perchè Tozzi si era finalmente dato una pettinata e aveva un aspetto rassicurante, forse ma forse ma si.

Buon pollinoso lunedì.

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