
Hey Hey My My, Rock and roll can never die!!!
My Back Pages, come molti di voi sapranno, è un pezzo di Bob Dylan. E’ un pezzo che parla, nello stile inconfondibile del menestrello del Minnesota, di come si possa essere molto più giovani adesso di quanto si fosse in passato. L’esperienza, la consapevolezza possono essere leggerezza. Ho tenuto a mente questo messaggio e quindi, quando gli amici di Roll Over mi proposero di tenere una rubrica che parlasse dei grandi album della musica rock, decisi che sarebbe stata la leggerezza la cifra da utilizzare e My Back Pages divenne il nome della rubrica.
Misurarsi con capolavori della musica rock, album capaci di attraversare decenni e mantenere intatto lo spirito rivoluzionario ed il valore artistico, con la pretesa di essere esaustivi o autorevoli sarebbe stato infatti un presuntuoso atto di vanità. Non mi sono misurato con i grandi classici del rock, mi sono misurato con me stesso rispetto a loro. My Back Pages cercava di restituire le suggestioni dettate dagli ascolti di dischi immortali, recuperare la dimensione individuale rispetto ad album che hanno inciso profondamente su di me e su molti di noi.
Raccontare le pietre miliari della musica rock ricordando esattamente l’impazienza che va dall’acquisto del disco fino al primo ascolto, quel percorso che dall’attesa si trasforma in meraviglia. Hanno trovato spazio su My Back Pages i dischi solcati da ascolti ossessivi, i pezzi che ti fanno alzare il volume della radio quando li cogli nell’etere vivendo il momento come un dono, le canzoni che ascoltate in un locale ti rapiscono estraniandoti dal contesto circostante. Questo era lo spirito e, indipendentemente dall’esserci riuscito o meno, molti di voi avranno esattamente compreso i momenti di cui parlo.
Raccontare questi album è stato condividere il senso stesso dell’amore per la musica, di quel rapporto che da passione si trasforma in bisogno. La musica, ed in particolare la musica rock, non necessariamente svolge una funzione rassicurante anzi, spesso amplifica inquietudini portandole ad affiorare, ma questo è un prezzo che inconsciamente ci troviamo a pagare di buon grado a fronte della ricompensa più immediata. La dedizione alla musica infatti è un atto d’amore verso se stessi e, nella sua estrema onestà, il modo più autentico di entrare in contatto con gli altri, condividendo qualcosa di prezioso come un eterno regalo.
Grazie
Mr. Tamburino
My Back Pages è la rubrica del giovedì che tratta dei grandi album del passato attraverso la penna di Mr. Tamburino, scrittore di stazza pesante ma dal cuore di panna che si diverte a parafrasare le pietre miliari del rock ‘n roll.





































