<BOBBY WOMACK – The Bravest Man in The Universe

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BOBBY WOMACK

The Bravest Man in the Universe

(XL Recordings)

RollOver: Elegante

Voto: 6,5



“Papà, papà uscirà un nuovo disco di Womack! Il singolo è una bomba.”

Come sempre pessimista cosmico e diffidente rispetto alle nuove proposte musicali.

“Il disco non può essere nulla di buono Avranno centrato il singolo”

“E perché se permetti?” tutta stizzita.

“Perché lo snatureranno, gli toglieranno l’anima, il suo soul. Non è solo una questione di voce”

Le aspettative dicono uccidano, sicuramente non aiutano ad accettare l’idea che quello che poteva essere un capolavoro in realtà alla fine non lo sia. Questo, forse il caso  di “The Bravest Man in The Universe” titolo dell’ultimo album di Bobby Womack, ritornato alla musica dopo ben 18 anni di quasi totale silenzio. Un primo singolo esaltante: Please Forgive My Heart. Piccolo gioiello di stampo soul, in cui la ruvida voce del cantante viene incastonata in un sottofondo musicale pulito, perfetto, quel tanto che basta a dar forza alla ruvida melanconia di Bobby. Escono a seguire il singolo omonimo del disco e un terzo pezzo (Dayglo Reflection), eseguito feat. con Lana Del Ray. Le mie certezze vacillano, le aspettative cominciano ad essere irrimediabilmente tradite.

Il suo nome l’avevo sentito nei vari elenchi di mio padre. Mio padre ama fare elenchi, ama soprattutto dimostrarmi quanti musicisti validi ci fossero un tempo e quanto oggi, la buona musica non si faccia più. Bobby Womack per mio padre è uno di quei nomi da lista, da inserire necessariamente nella storia del buon Soul e con cui ossessionarmi per buona parte della mia infanzia. Conosco così ogni suo vecchio pezzo e in qualche modo pretenderei di riconoscerlo anche in quest’ultimo album.

Ascolto il disco per intero, prendendomi il tempo per capire. Si mostra formalmente perfetto, meravigliosamente confezionato dalle mani esperte di due produttori di tutto rispetto quali Richard Russell ( XL record) e Damon Albran, ma qualcosa stona, qualcosa non funziona. Come se basi e voce non trovassero un vero accordo e rimanessero slegate. Come se Womack fosse stato inserito in un habitat non propriamente suo. Deep River, uno dei pochi pezzi in cui la mano della produzione non si fa troppo invadente e la black soul si fa viva, facendocelo immaginare subito seduto sulle sponde di un fiume con la sua chitarra.

Sweet Baby Mine ha toni quasi epici, con un’apertura che sembra voler essere una languida preghiera. Bello certo, ma cupo in un modo artefatto troppo lontano dal suo animo così carnalmente tormentato. Stupid arriva però a risollevare le sorti, Womack torna vocalmente protagonista, accompagnato da un piano e da rumorini e vocii di contorno. Tutto fila ma comunque, non emoziona a sufficienza, non entra. If There Wasn’t Something Here apre bene, prosegue in modo grintoso con i cori nel ritornello che riempiono il cuore ma l’impressione è ancora una volta che il gioco sia costruito a tavolino. Un prodotto perfetto per i gusti raffinati di qualche hipster che ha voglia di riempirsi la bocca con nomi rivisitati. Anche nella musica il vintage va di moda. Love is Gonna Lift You Up è piacevole. Una ventata di allegria e di brio in cui la voce del soul man si muove agile in quello che potrebbe essere un inno a non mollare, perché tanto come dice lui, l’amore ci risolleverà sempre. Quello stesso amore -e quella conseguente profondità- (spesso sofferente) tanto presenti nella voce di Womack, e così difficili da rintracciare nella composizione delle basi, musiche e suoni dal taglio così oculatamente contemporaneo.Nothing Can Save Ya, secondo feat. del disco (Fatoumata Diawara) segue i trend del momento con vocalismi artefatti di sorta, africalismi e lunghi strascichi musicali dal gusto minimal, gran bel pezzo ma Womack dov’è?

Jubilee (Don’t Let Nobody Turn You Around) chiude l’album con una specie di promessa del caro Bobby : non lasciarsi cambiare. Tutti d’accordo, ma forse è proprio qui che sta il problema. In “The Bravest Man In The Universe” si incontrano due voci molto diverse, due voci che lungo tutto quest’album cercano un linguaggio comune, due voci forti e bellissime se ascoltate singolarmente. Quella della produzione e quella dello stesso Womack, rappresentanti di due universi parimenti straordinari ma difficili da far convivere senza far sovrapporre l’uno all’altro. Ci riescono perfettamente solo nel primo singolo, miracolo di passato e presente che si riescono magicamente ad incontrare. Un primo singolo che a dire il vero però, un consiglio ce l’aveva già dato: Please Forgive my heart.


Sul sito ufficiale è possibile ascoltare l’album per intero.

http://bobbywomack.com/

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