<BLUR – Under the Westway

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Sveglia e Caffè, barba e bidè, presto che perdo il tram, se il cartellino non timbrerò….” .

Faceva così, se non erro, una delle più note canzoni italiane degli anni ’90, colonna sonora della mitica saga di Fantozzi.

La canzone, se di canzone si può parlare, non è divenuta celebre per le proprie qualità, ma semplicemente perchè racchiude in poche e semplici parole un tristissimo concetto di vita che credo nessuno, in giovane età, avrebbe mai auspicato per il proprio futuro, ma che malauguratamente ed inevitabilmente finisce per divenire uno stile di vita per la stragrande maggioranza di quelli che, ormai da tempo, hanno superato l’età dell’ adolescenza.

Ecco questa mattina, anche se è imbarazzante ammetterlo, mi sento così, con l’unica differenza che fortunatamente oggi non rischierò di  perdere il tram, perché ho deciso di andare al lavoro in macchina; ma il concetto non cambia poi così tanto.

Milano alle 8.30 di mattina è davvero snervante. Il traffico all’orario di punta ti iene bloccato senza via di fuga per diverso tempo e spesso ti capita di maledirti per il sol fatto di non aver preso il tram onde evitare di sentirti in tutto e per tutto  “il ragioniere”.

Accendo lo stereo. Parte la prima canzone della playlist che ho fatto ieri sera: Under the Westway, l’ultimo singolo dei Blur insieme all’altro inedito The Puritan.

Il brano si apre con un arpeggio di chitarra infarcito di delay, marchio di fabbrica dell’ormai 43enne Graham Coxon, chitarrista della band. Mi chiedo immediatamente come mai un gruppo di tale spessore debba ridursi ad elemosinare consensi  da parte del pubblico componendo brani spudoratamente identici a quelli che in passato hanno reso la stessa e più giovane band, unica nel suo genere. La risposta mi sembra fin troppo scontata.

Il pezzo prosegue. Il suono di chitarra si fonde con quello di uno strano strumento a percussione fino ad intonare  un motivetto che sembra fuoriuscire da un vecchio carillon degli anni ’50. Dopo pochi secondi parte una dolce melodia di pianoforte accompagnata dalla voce inconfondibile di Damon Albarn che si protrae piacevolmente fino al minuto 1,20 del brano in cui, un complesso di voci fanno da tappeto  al suono caldo ed armonico della Fender Telecaster, in questa parte del pezzo, ben adoperata da Graham Coxon.

A questo punto, pur sentendomi in un certo qual modo un ipocrita ed un traditore, mi chiedo se ci possano essere altre ragioni, oltre al “vil danaro” naturalmente, a spingere Damon e compagni e tanti altri come loro, a decidere di tornare in scena riproponendo una minestra congelata e poi riscaldata nel momento di carestia. Non credo ce ne siano altre, specialmente nel loro caso (Albarn ha diversi e più che validi progetti musicali).

Il brano procede come ogni ballata brit pop che si rispetti : organetto e voce, arpeggio di chitarra, il delay, il coro, il ritornello, fino all’ultima nota di pianoforte che per  i pochi ed ultimi ultimi secondi della traccia, mi lascia nel completo silenzio.

Il semaforo è rosso.

In quest’attimo, mentre penso al commovente gesto che sto per compiere, con la velocità con cui un ladro esperto si appropria della tanto agognata  refurtiva, schiaccio il tasto rewind e riascolto  la canzone. Le dita della mano appoggiata sul volante della macchina iniziano a muoversi lentamente seguendo la melodia del pianoforte che per 4,16 minuti accompagna la voce del leader del Blur ed allo scoccare del sedicesimo secondo finale, si dirigono,  inspiegabilmente in direzione del tasto rewind. 

Il pezzo riprende ed oltre a muovere le dita, questa volta, inizio a canticchiare la canzone, quasi a voler condividere, con il caro e buon vecchio Albarn, quel patetico ed inspiegabile tentativo di volersi mettere di nuovo in gioco con i Blur.

Dopo vari ascolti, digito l’ormai logoro tasto rewind dello stereo (credo per la decima volta) ed entro nel parcheggio dell’ufficio cantando con fierezza  il brano della playlist che conosco meglio di tutti gli altri.

Scendo dalla macchina soltanto perchè devo farlo pensando che infondo anche Damon e Fantocci hanno qualcosa in comune, soltanto che il primo, a differenza del secondo, di andare in pensione proprio non ne vuole sapere.

Demon Albarn_Blur

Sono le 9.30, ma a dire il vero oggi, un’altra mezz’ora nel traffico, non mi sarebbe affatto dispiaciuta.

Provare per credere…

Di seguito il video ufficiale del brano in questione.

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