Una genuinissima frisella, con il suo corpo croccante, da masticare a lungo per sentire distintamente il gusto del pomodoro, del sale e dell’olio assaporata lontano da casa, magari ad Ottobre quando il caldo di scirocco che ti afferra la nuca è un pensiero dimenticato, latente. Magari una frisella mangiata al circo, al posto dei Pop corn.
E’ questa l’immagine che mi è venuta in mente dopo aver ascoltato A Tremulaterra, terzo album dei Leitmotiv, band pugliese d’ispirazione marcatamente popolare (folk per dirla come i cool), che si distingue per una teatrale profondità interpretativa e una scrittura che sembra fatta ad arte per un cantastorie. Queste peculiarità emergono in maniera decisa, sin dal primo ascolto di questo nuovo lavoro, la cui ambizione è però di rappresentare una svolta, un rinnovamento della pelle rispetto alle produzioni precedenti.
In canzoni riuscitissime come Romeo Disoccupato, un’originale dicotomia tra attaccamento alla terra e nomadismo circense sembra venir fuori da ogni singola nota e da un testo-carta d’identità che intreccia richiami alla letteratura e all’attualità con un ritornello d’ispirazione tradizionale: “Se mi vedesse mio padre…..” e “Che direbbe mia madre…”.
In altre tracce come Specchi o Silent Night suoni e linguaggio evolvono insieme, cambiando spesso registro narrativo e musicale e rendendo l’idea delle potenzialità intepretative del gruppo; la sensazione che torna indietro a chi ascolta è sempre che, nonostante le ambizioni, i Leitmotiv non dimentichino mai dove vengano.
E poi ci sono canzoni amare, col gusto di una ninna nanna solo apperentemente disillusa come Les Jeux sont fait, in cui le note dolci celano una invito alla Umana Resistenza.
Se volete farvi un’idea vostra ed ascoltare nell’ interezza A Tremulaterra (che ha derivazione dialettale e significa continuamente, incessantemente), uscito ad ottobre e quindi non ancora maggiorenne, rivolgersi qui, anche lontano dai pasti a base di frisella.







































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