<CALIFORNIA ROLLOVER – L’ULTIMO GIORNO

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L’ultimo giorno è quello in cui si va via. Cappotto, valigia, abbracci, lacrime.  Oppure un cenno del capo, uno sguardo da lontano, ed una passeggiata lieve, voltandosi per rendersi conto che tutto rimane indietro e solo tu sei quello che se ne va. Ognuno ha la sua formula con la quale dare commiato. Io ho salutato il periodo più bello della mia vita, quello dell’università, senza salutare nessuno e realizzando una fuga perfetta; l’intento mi sembrava quello di sparire ma senza dire basta, come se un basta non lo volessi, la fuga dal commiato era per me, in quel momento, la fuga dalla fine. Solo dopo qualche anno mi resi conto invece che fuggire, senza dire basta, in realtà aveva un altro significato:  il basta era l’inevitabile e quindi non c’era più nemmeno bisogno di dirselo.

Diversamente gli abbracci forti e i sospiri lunghi, fatti di odori che si incamerano e occhi lucidi hanno rappresentato gli arrivederci più sofferti, quelli in cui un piede rimane sempre inchiodato dove il saluto si consuma e il resto del corpo va altrove. Succede anche ad Humphrey Bogart in Casablanca, è un precedente incoraggiante.

Oggi è l’ultimo giorno dell’anno, così fastidioso nel riproporre il passato più recente ed invadente nell’essere propositivo di feste e rumori; così veloce nell’iniziare e tanto lento a finire, un giorno scomodo, così scomodo da rappresentare un’opportunità. Come ci ha fatto notare la NASA in prossimità del 21 settembre (era settembre vero?), la fine di un calendario è sempre l’inizio di un altro, ce lo ha dimostrato ampiamente nel corso degli anni la farmacia abituale o il salumiere di fiducia del prosciutto senza polifosfati, c’è sempre un’edizione nuova. Belen incinta sembrava la fine? Non preoccupiamoci, ci pensa sua sorella Cecilia. Un calendario cambia sempre, il pericolo piuttosto siamo noi che non cambiamo mai. Forse era meglio Belen?

Il quadro qui sotto si chiama Quelli che restano, ed è di Umberto Boccioni. Quelli che restano sono quelli impantanati, quelli che si ritrovano con un bastone e con le spalle curve.  Quelli che vanno, affacciati dai treni. hanno lo sguardo a terra e lo avranno finchè il treno non parte. Dove li porterà, sarà la loro fortuna a dirglielo, ma prima o poi risalgono sul treno, questa è la loro maledizione. Questo era lo sguardo di un futurista.

Oggi togliersi il cappello è rimanere è la vera avanguardia, perchè se il mondo gira bene allora non c’è una luna da esplorare e invece se come sembra gira male, c’è un mondo da cambiare e tocca a noi. Oggi la vera avanguardia è partire, perchè d’accordo sulla luna non c’era niente ma cosa c’è su Marte? E poi questo mondo ci fa stare male, mettiamoci il cappello. Chi avrà ragione lo sa solo Dio. Io vorrei solo che stessimo tutti un po’ più insieme.

Buon anno nuovo, con  Mina – Insieme

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