«Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente 5 anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi»
Nella notte tra il 26 e il 27 gennaio del 1967, nella camera 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo la cantante Dalida ritrovò il corpo senza vita del suo compagno e collega Luigi Tenco, insieme al biglietto che recita le parole di commiato di cui sopra e ad una rivoltella con cui probabilmente il cantante si è sparato un colpo in testa. Dietro questa morte un mistero per cui viene accomunato ai grandi morti del rock, legato alla dinamica dell’accaduto, che ha avuto più risalto della vita straordinaria di uno dei più grandi cantautori italiani di sempre.
Nato nel 1938 in Piemonte, portando in dote il cognome di un padre morto qualche mese prima a causa di un calcio di una mucca, Luigi vivrà un’infanzia spensierata finché non scoprirà di essere il figlio non riconosciuto di un’altra persona con cui sua madre intratteneva una relazione.
<<Io ero un bambino felice, sereno, fiducioso, amavo il mondo dei grandi ma un giorno qualcuno mi ha detto che io non ero il figlio di mio padre, di quel padre che pure non avevo conosciuto…Fu come se il mondo mi crollasse addosso: mi sentii tradito, odiavo tutto e tutti, divenni diffidente, chiuso, scontroso, “cattivo”. Ma ero soltanto un bambino infelice!>>
Trasferitosi in seguito a Genova con la famiglia, preferisce il pianoforte alla vineria aperta da sua madre Teresa e scopre come l’amore sia la prima forma di ispirazione quando si infatua di una bambina di nome Rossana a cui spedisce delle rose con un biglietto profetico rispetto a quanto leggeremo nelle sue canzoni: «A te che come le più belle cose sei nata in primavera».
La sua vita sarà un esempio del perché il connubio tra amore e musica sia indissolubile, di come la musica sia un linguaggio per raccontare una storia diversa, spesso nascosta. Dietro la delicatezza dei suoi testi c’era una vita vissuta da rockstar.
Comincia ad approcciarsi più seriamente alla musica proprio nella bottiglieria di famiglia, durante gli anni del liceo, suonando il clarino accompagnato da Bruno Lauzi di cui dirà «Non sa suonare, ma è pieno di soldi e porta il banjo». Con lui fonderà la Jelly Roll Morton Boys Jazz Band, ispirata alla dirompente musica di Nat King Kole. Seguirà la Modern Jazz Band con membri del calibro di Fabrizio de Andrè e un gruppo chiamato I diavoli del rock con Gino Paoli.
Nel 1959 viene messo sotto contratto dalla Ricordi come orchestrale e si trasferisce a Milano, alloggiando alla pensione nel corso che vedrà come ospiti tra gli altri, Paoli, Endrigo, Mina e Ciampi. Di lì a poco la prima tournee in Germania con Celentano e Gaber.
Nel 1961 arriva il primo successo Quando, su cui inizialmente non appone il proprio nome permettendo a De Andrè di andare in giro a raccontare che l’aveva scritta lui, perchè? Per rimorchiare le ragazze. Ragazze come la 15enne Sandrelli che Tenco frequentò ufficialmente solo per dimostrare a Gino Paoli, allora sposato ma invaghito di Stefania, che non meritava una ragazza così sbarazzina. Lui gli tolse per sempre la parola.
Gli anni successivi, quelli della consacrazione al grande pubblico con canzoni dolcissime, ironiche e romantiche come Lontano Lontano, Mi sono innamorato di te, Se stasera sono qui (ascoltabili in questa bellissima raccolta su spotify) furono vissuti al massimo tra la passione per il gioco d’azzardo e quella infausta per le armi, sperimentando droghe come l’ LSD e gettandosi a capofitto tra le sue donne, con la celebre altalena tra la famosa Dalida e la romana Valeria, che avrebbe dovuto dargli un figlio se non l’avesse perso, investita da un auto. Un’altalena che contraddistinse anche le ultime irrequiete ore, trascorse fuori di sè, a ristorante con la cantante prima e facendo progetti al telefono con Valeria poi, sempre rimuginando infine da solo per quella canzone che si aspettava avrebbe vinto il Festival e invece venne eliminata. Ciao amore ciao.
Guardare ogni giorno
se piove o c’e’ il sole,
per saper se domani
si vive o si muore
e un bel giorno dire basta e andare via.
Buon lunedì.








































