<CALIFORNIA ROLLOVER – La pulce Django Django

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Arriva un giorno un cowboy a cavallo che ti mette una pulce nell’orecchio. Questa è la storia di quella pulce che cresce a tal punto da non entrare più nel suo abito da sera.

Esiste un gioco che non vedremo alle olimpiadi. Eppure si tratta di un gioco semplice, adatto a grandi e piccini, con un unico grande inconveniente: non finisce mai. E’ questo il motivo per cui lo adoro. Si tratta in sostanza di salire su una carovana alla ricerca di un forziere pieno di monete d’oro, sapendo in partenza che il forziere non si troverà. Per esser spiccioli, a proposito di monete d’oro, il nostro gioco consiste nel partire alla ricerca dell’origine di un nome, e reperendo tutte le informazioni possibili le idee saranno talmente confuse che il dubbio rimarrà per sempre.

E’ il 20 aprile del 2012, quando su queste pagine arriva un cowboy a cavallo, anzi probabilemente sono in due e senza casco, e attraverso questa rubrica mi mettono la pulce nell’ orecchio. Si tratta di una pulce molto chiacchierona che parla continuamente di un gruppo musicale chiamato Django Django, quello che sembra rapire più d’ogni altra melodia l’attenzione dei cowboys durante le loro cavalcate nella steppa. Decido di ascoltarli, apro youtube e cerco Django Django e mi imbatto prima in Wor (SUPERLATIVA) e poi in Storm e poi in Default. L’impatto è talmente fresco, che in pinguni della Vivident o Vigorsol o Fresh&Clean, devono mettersi una sciarpa. Frizzanti come una caramella scoppiettante, e scattanti come molle gentili, col loro genere surf-rock-electro-“synth a me, non si capisce”, mi conquistano irrimediabilmente, devo avere instantaneamente il loro omonimo album a costo della vita stessa di uno dei fondatori di RollOverBeethoven, nonchè editore. Decido di comprarlo dai cowboys, riconoscendone il merito, ma l’album è mio e me lo consumo come piace a me. Scopro di avere a che fare con degli esploratori musicali, tant’è la semplice ricercatezza nello stile del disco. Le tre tracce citate non sono cattedrali nel deserto. Se la parola Must Have avesse un significato sarebbe questo, sia per quanto riguarda la loro musica che per i loro video.

Tuttavia quello che ascolto non mi basta, perchè la pulce intanto si è tolta le ciabatte e si sta facendo un caffè e mi chiede ma cosa significherà Django Django?  Questa è la vera gatta da pelare, questo è il mistero. Mentre la pulce si nutre compiaciuta di avermi di nuovo messo in crisi, mi imbatto nella figura di un musicista di  Gipsy Jazz, o meglio il capo dei musicisti del Jazz Manouche, il genio sfortunato Django Reinhardt. Questo signore di etnia Sinti, che ha 18 anni si erà già contraddistinto come affermato banjoista,  perse anulare, mignolo della mano sinistra e l’uso della gamba destra nell’incendio della sua roulotte. I tristi accadimenti non gli impedirono di affermarsi come uno dei più virtuosi e audaci sperimentatori degli anni 30, divenendo punto di riferimento per molti musicisti, ed inventando la “rullata di scala cromatica”  con un solo dito,  dovendo dare di necessità virtù del suo handicap. A lui è dedicata la scelta musicale di questo lunedì, Minor Swing.

Ahimè però il ruttino della pulce, mi fa capire che siamo lontani dalla soluzione del quesito: da dove deriva Django Django? Benchè l’attrattiva di un fine sperimentatore dal nome quanto meno evocativo potesse rappresentare un indizio forte, “Our name has absolutely nothing to do with Django Reinhardt” si sono affrettati a chiarire. Solo un caso di mezza omonimia.  La band psichedelica scozzese già sufficientemente acclamata dalla critica tiene per se il mistero.

Non può però passare inosservata l’omonimia con l’attesissimo film in uscita di Tarantino Django Unchained, in uscita a Natale (sempre se i Maya si dovessero sbagliare), tributo al grande classico spaghetti western Django di Corbucci che inizia con questa scena indimenticabile in cui il protagonista Django (Franco Nero che parteciperà con un cammeo al film di Tarantino) in cerca di vendetta per l’uccisione di sua moglie, trascina via una bara in cui in realtà nasconde ben altro che un corpo. Il film finirà con una scena in cui il nostro protagonista  pur con la mano spappolata da quel che gli succede nel film, riesce a far fuori i suoi nemici; una curiosa coincidenza questa mano spappolata,con il nomade genio di cui sopra,  non trovate?

I Django Django prendono ispirazione da questo film di Corbucci? E se si, Corbucci prendeva spunto da Django Reinhardt? E voi ce l’avete una coda da mordervi?

Non lo sappiamo perchè noi non guardiamo le code di tutti, però da un articolo del The Guardian in cui si racconta molto degli inizi della nostra Band, sappiamo che i nostri eroi sono stati in cerca di una noce di cocco, uno strumento fondamentale per le loro esibizioni, da usare come percussioni. Sembra una buona traccia per un altro western, pulce avvisata….

 

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