Mettersi d’accordo con qualcuno, principio cardine dell’umana convivenza, è cosa molto difficile dacchè, alle volte, non si riesce a scendere a compromessi nemmeno con se stessi. A dispetto di quanto hanno voluto farci credere la Jugoslavia come nazione, Albano e Romina come coppia, Amy Winehouse come individuo o come insieme di ciprie&ceroni, si tratta però di esperienze possibili anche a lungo termine. Basta allargare i propri orizzonti e soprattutto togliere polvere dalla nostra memoria. Il problema è che tanta gente non ha il catturapolvere e l’orizzonte spesso finisce con un palazzo o con un muro; ci vuole quindi anche una dose non indifferente di pazienza, di volontà e di immaginazione. Se ce l’hanno fatta la Germania (peggio, la Svizzera!), Sandra e Raimondo e Marylin Manson, una strada c’è. Poi non è detto che uno voglia o debba percorrerla.
La strada del preservare la propria diversità? Non vogliamo certo stare bene insieme a discapito della diversità, un valore essenziale solo per chi non ne ha bisogno (dal momento che per definizione siamo tutti esemplari unici).
Alcuni maschietti (senza vergogna!) che usano oggi le canottiere con disinvoltura e un certo vanto, sono gli stessi che un tempo interpretavano questo indumento come prerogativa dei tronisti o degli anziani con il loro tressette, qui nel didascalico esempio di Umberto Bossi, paladino dell’identità Padana; discorso valido anche per tante ravvedute fanciulle con i loro cappelli di lana grossa, che un tempo avrebbero indicato come prerogativa di sciatte brufolone o di Nostromo e il suo tonno, sempre in olio di oliva. Quel che ci insegna l’esempio della moda da rotocalco è che si può essere uniti, addirittura con la storia degli altri; oggi rivive l’uomo del porto, la donna dell’autobus e domani o al più dopodomani, rivivranno Olaf Thon, Lubos Kubik, i Wham e tutti quelli che hanno beneficiato di parrucchieri eroinomani alla fine degli anni ’80. E’ una questione di tempo.
La lezione di tutta questa bella gente è che non importa cosa ti sembra diverso oggi, domani sarà un ricordo. Tuttavia è una lezione appresa con un trucco: vorrebbe farci credere che sarà tutto innovativo, perchè rimescolato diversamente. Il gioco delle tre carte. E non riguarda solo la moda o la musica, perchè dei Wham si imita già la musica, mentre per l’acconciatura dovremo aspettare poco, promesso. Magari potremo avere i capelli dei Wham, la canottiera di Bossi e la pipa di Nostromo. Che figo e che cool.
Riguarda pure tutti coloro che han cominciato a dipingere mele subito dopo Caravaggio o a scolpire Discoboli dopo Mirone, e tutte queste cazzo di trasmissioni di cucina. Ci tengono uniti rassicurandoci, non c’è niente di nuovo. Ci dicono cosa siamo e cosa vogliamo. Un bene o un male?
Non saprei, ma per favore smettiamola di raccontare la favoletta che se non stiamo insieme è perchè siamo diversi e abbiamo necessità diverse; se non stiamo insieme è perchè noi non sappiamo cosa vogliamo. E’ una questione di voracità, di quante volte ci vogliamo innamorare e quante volte vogliamo cambiare canale, quanto consumare. Il mondo, per andare avanti, ci chiede di consumare di meno e di tirare fuori qualche idea in più. Di guardarci più a lungo negli occhi e innamorarci dei nostri difetti e dipingerli a mano. A noi il libero arbitrio.
Per cominciare bene la settimana (e l’anno), un pezzo unico. L’inno alla gioia.








































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