<CALIFORNIA ROLLOVER – L’importanza di guardare le figure

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Appena si entra in un museo di solito si usa cominciare  il proprio tragitto a passo lento, osservando singolarmente ogni opera, leggendone intestazione, note storiche e biografiche dell’autore. Man mano che si va avanti si rinuncia a scoprire un ingrediente alla volta: si parte da chi se ne frega dell’autore, si passa a chi se ne frega del tema, e si finisce a chi se ne frega del titolo, contano solo i quadri. Anche tra questi, poi, si arriva poi a concentrarsi solo su quelli più famosi; il passo accelera e i più onesti decidono ancora di saltare a piè pari intere le rimanenti sale, quando incombono la pipì, la noia o entrambe. Potete biasimarli?

A Storm Thorgerson fotografo, grafico, regista ma soprattutto fondatore del celeberrimo studio Hipgnosis si devono alcune delle copertine più belle della storia del rock. Vogliamo onorarlo, dacchè da qualche giorno ci ha lasciati, con una rassegna delle sue copertine, il più concisa possibile, per evitare la deriva da Museo. Ne scegliamo alcune meno note, le altre le lasciamo al vostro raffinato naso da tartufo, in modo poco esaustivo ma speriamo ammaliatore.

1. Houses of the Holy – Led Zeppelin(1973) Per il quinto album dei Led Zeppelin, Hipgnosis sceglie un fotomontaggio aerografato di bambini sul Giant’s Causeway. Noi lo vogliamo accompagnare con una delle canzoni più significative del disco, Over the hills and far away.


Houses+of+the+Holy

2. Animals  – Pink Floyd (1977) Decimo lavoro dei Pink Floyd,  con una delle copertine dalla storia più divertente: si tratta di una fotografia che cattura la centrale elettrica londinese Battersea Power Station, al di sopra della quale vola il gigantesco maiale “Algie”, chiaro riferimento a Pigs on the Wing (“Porci in volo”), canzone che apre e chiude l’album. Durante la realizzazione della foto il grosso maiale si stacca dal proprio sostegno e fluttua via lontano per i cavoli suoi; i piloti della British vengono allertati: se vedete un maiale non vi preoccupate.

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 3. Cranberries  – Bury the hatchet (1999)  Per il Quarto album, sempre meno folk, dei nostri inguaribili malinconici d’Irlanda, la copertina sembra racchiudere la depressione che nel frattempo ha attraversato Dolores e le insistenti ansie da scioglimento che avvolgono il gruppo. Ma non temete, come nei film più commerciali, viene fuori un rassicurante lieto fine, Dolores nel frattempo diventa mamma e tutto si risolve con uno spavento. It was Just My imagination.

Bury_The_Hatchet

 

4. Audioslave  – Audioslave (2002)  Disco d’esordio e copertina con i controcazzi. Singolo spaccatutto, Cochise, la grossa fiamma è l’alba di un nuovo momento del rock almeno dal vivo, che forse però non si rivelerà all’altezza delle aspettative del tipo con la tshirt rossa. Tutti a dormire prima delle 22? Non sappiamo, ma la fiamma come tutte le fiamme alla fine s’è spenta dopo il secondo o il terzo acquazzone.

album-audioslave

 

Per vedere altre e più note copertine del nostro celebrato Storm (Dark side of the moon, Atom Hearth Mother, The Lamb Lies Down on Broadway, Eye in the sky e tante altre),  ecco una gustosa e silenziosa Gallery. Noi per oggi abbiamo esaurito il giro del museo e forse la vostra pazienza. Ci trovate al bar a bere un espresso, un solo cucchiaino di zucchero grazie. Buon lunedì a tutti.

CALIFORNIA ROLLOVER è la visionaria rubrica del lunedì, a cura di Jampin Janzo, ispirata a fatti realmente accaduti legati al mondo della musica ma che potrebbe benissimo trattare di mousse al pistacchio o alligatori polacchi.

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