COLDPLAY
Mylo Xyloto
(EMI Records Ldt.)
Rollover : Rocker
Voto : 6
Ed eccoci qui pronti al nuovo ultimo lavoro dei quattro condottieri inglesi dal bizzarro titolo Mylo Xyloto.
Un nome che suona bene ma che non significa nulla sperando che la stessa sorte non tocchi all’album: Play anzi ColdPlay.
Title track che dura meno di un minuto che fa un po’ il verso a Life in technicolor, ma che non vive di vita propria bensì serve solo ad introdurre la bella Hurts Like Heaven, un tocco magistrale da esempio per tutti i gruppetti indie rock che ci hanno ammorbato in questi anni con questi ritmi spinti e danzerecci, mettici poi anche un assolo di chitarra elettrica e il gioco è fatto. L’inizio è buono ma non mi illudo: ascolto Charlie Brown e per un attimo penso ad un brutto scherzo di iTunes, anzi lo spero più che altro, ma così non è. Non è partito un pezzo degli U2, sulla timeline c’è ancora il loro nome.
Paradise oramai ci ha saturati per bene. Un bel pezzo, la formula corale forse un po’ troppo West Coast nella base ma niente male. Poco da dire su Us Against the World se non che preferivo la malinconia delle nebbie del Regno Unito piuttosto che quella delle praterie Californiane.
M.M.I.X. non ho idea di cosa voglia dire ne del perché sia stata messa lì. Che sia un altro pezzo da futuro Ep?
E’ la volta della molto discussa Every Tears Is a Waterfall pezzo di origine e provenienza noti ,visto che quel riff è stato cotto, mangiato e digerito più volte. Quello che non si comprende bene è il perché proprio loro lo abbiano riutilizzato. Dispiace lo spreco del colpo di genio partorito da Buckland di una chitarra che suona a mo’ di cornamusa: un jolly usato male!
Major Minus rievoca il linguaggio matematico, forse un’affezione propria dei four players dai tempi di X&Y. Lo ascolto e penso ad Elevation e al maledetto fantasma di Bono & Co. Ecco l’U.F.O. un altro acronimo privo di spessore. Un prodigio da cameretta che pubblica un video su youtube per avere qualche commento buono e un certo numero di visualizzazioni. Niente di più.
Ma finalmente una sorpresa. Dovevamo volare in oriente da una Princess of China per avere un pezzo curioso anche se rievoca un altro tema ricorrente nei lavori dei Freddi. Chi non ricorda la meravigliosa Lovers in Japan? Un synth introduce il tutto con un’acida chitarra e poi cori da riempimento si insinuano in atmosfere da videoclip anni ‘80. Che goduria se non fosse per quella dannata impronta Hip Hop che sembra ossessionarli già da un pò pensando a Lost nell’album precedente, specie nella versione con Jay – Z.Qui addirittura compare la voce di Rihanna che vanifica decisamente tutti i buoni propositi. Giustamente prima il pigmaglione e poi la diletta.
Siamo in dirittura d’arrivo e le speranze, per chi come me li ha sempre adorati sono ancora vive, ma vengono decisamente disattese dagli ultimi pezzi. Up in flames poteva andare se non fosse partita per sbaglio quella base elettronica da quattro penny. E poi a seguire ecco di nuovo trapelare, tra le note di Don’t let it Break Your Heart, l’impronta degli irlandesi. Questa volta è I will follow a farne le spese.
Ormai con il cuore a pezzi ed un sogno infranto ascolto Up with the Birds, un pezzo anonimo almeno per i primi 1:48 minuti finchè non irrompe una chitarra energica, un pianoforte vivace e la voce di Chris carica di chorus in una melodia nostalgica, semplice e decorosa che fa da sipario in chiusura…e solo allora forse trovo il senso di quest’ultimo lavoro dei four dreamers: E’ un album di ricordi, d’impressioni, di spezzoni di vita vissuti con la musica e per la musica, un collage dove c’è di tutto un po’, mischiato alla buona come il lavoretto di un bambino. E’ una scatola di ricordi che lasciano a noi che tanto li abbiamo amati da quel lontano 2000. Dodici anni di emozioni che difficilmente cancelleremo. Ci piace vederlo così.
Grazie ragazzi…di tutto.







































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