Giuro che sono un bugiardo
Esiste una massima abbastanza nota nell’arte e che trova conferme nella vita di tutti i giorni, in particolar modo per quanto attiene le complesse dinamiche dei rapporti umani, ovvero niente è come sembra. Se a questa considerazione aggiungiamo una società contemporanea pronta a celebrare esclusivamente la storia del vincitore, accettandone di buon grado ogni mezzo utilizzato, e che amplifica la competizione tra gli individui la domanda non può essere che una sola: quando tutto è in gioco, di chi possiamo davvero fidarci?

Su questo interrogativo si fonda uno dei film più visti e celebrati della scorsa stagione, in corsa per 10 statuette alla prossima notte degli Oscar, che si terrà tra poche ore, ovvero American Hustle. La storia raccontata è quella relativa all’operazione Abscam, nome vero di un’operazione dell’FBI degli anni 70 che coinvolse politici e criminalità organizzata. Irving Rosenfeld e Sidney Prosser sono piccoli truffatori capaci di mantenere un precario equilibrio “professionale” e sentimentale continuando un teatro di inganni e ripetendo la stessa commedia dell’arte di vivere, fino a quando è la legge (in questo caso l’FBI) che sfrutta la loro arte di piccoli bari e li conduce su un tavolo da gioco più grande. Sindaci idealisti, politici più o meno corrotti, finti arabi e boss della criminalità sono attori inconsapevoli della messinscena di un irriconoscibile Christian Bale e della sua partner Amy Adams.

E’ un film sull’inganno e al contempo sulla necessità della fiducia in circostanze straordinarie. Incastrati dall’agente DiMaso (un ingenuo e divertente Bradley Cooper) e soffocati da una crescente tensione emotiva tra di loro Bale e la Adams si trovano costretti a giocare in coppia quando la posta in palio è più alta. La storia si intreccia tra giochi di potere e pulsioni sentimentali dove alleanze e complicità possono essere dettate dalla necessità di sopravvivere o frutto di reali affinità, e tutto si muove in uno scenario 70’ fortemente caratterizzato, in una componente estetica di abiti attillati e musica dance che da cornice diviene elemento portante della storia.

Nell’ambientazione anni 70, tra voglia di leggerezza e bella vita si intuisce l’elemento di ambizione e ambiguità morale che rappresenta l’antenato culturale all’ultra edonismo dilagante nella cultura degli anni 80. La realtà urbana prende forma disegnando una moderna giungla dove prevale il più forte o il più furbo e le regole del gioco non sono scritte ma in continua evoluzione. E’ chiaro che in questo contesto di astuzie non c’è spazio per gli ingenui e lo scopriranno a proprie spese i personaggi di Cooper e di Jennifer Lawrence, bambini schiacciati nel gioco dei grandi.
American Hustle trae spunto dalla storia vera per raccontare, in un contesto soul e godereccio, una storia alimentata da inganni e finzione in un mondo dove ogni rapporto personale sembra rispondere solo a precise logiche di convenienza ma il trucco più grande in questo caso è la presenza, come una forma di ostinazione in un contesto ostile, dell’amore. La Bale e la Adams sono l’esempio di quanto sia importante il concetto di complicità in una coppia e di quanto possa essere interpretato in tutti, ma veramente tutti, i significati.

La colonna sonora contiene una trentina di canzoni pop, rock e disco degli anni 70 ma non solo. Troppo facile direte voi? E invece il regista David O Russell dimostra di sapere maneggiare queste hit con con cura, alle volte per appesantire le vicende amorose, alle volte per alleggerire la scena del crimine.
Noi abbiamo selezionato 25 brani alcuni contenuti nella colonna sonora ufficiale, altri no, sebbene presenti nel film.
Ecco la playlist creata per voi su spotify.





































