Oggi restiamo nel nostro bel paese, per l’esattezza in Abruzzo, per la precisione a Pescara. Riguardo la movida giovanile è una città votata allo pseudo fighettinismo impastato di provincialismo estremo che sfoga le velleità e la superficialità in locali senza contenuti… però dietro questa immagine di opaco-patinato c’è una realtà underground di vecchia data che cerca di farsi strada a spintoni tra il passeggio vetrina di corso Manthonè (centro città) e le numerose discoteche arenine. Svariate band, cantautori, dj set, scrittori, eventi, movimenti, associazioni culturali, insieme rappresentano una scena alternative che in piccoli spazi (sempre meno disponibili) si ritrova per condividere la Pescara più genuina, quella dove c’è voglia di esprimersi, insomma: quella “rock”. Da questo ensemble musical-culturale fa capolino l’associazione Mutiny che da qualche anno propone live, di band abruzzesi e non, e dj set per rafforzare la voce di quella identità alternativa pescarese. Tra Mutiny e il retro-bancone di un piccolo bar in centro, praticamente una “stanzetta”, spuntano due punk rock band che impongono la loro attitude osservando e denunciando il degrado sociale, con una (s)oggettività che spesso lascia intuire una inevitabile appartenenza ad esso.
Parliamo di Radio Shakedown e Keet’Em Murt.
Era dai tempi della Guerra degli Antò che non si sentivano gli echi della parolina Punk provenire dalla brezza marina del litoraneo Pescarese. Queste band non sono certo composte da personaggi fuori dal comune come Antò Lu Purk e compagnia bella, ma senza dubbio le loro ambizioni sono più concrete, più determinanti.

Radio Shakedown, capeggiati da Freddy S. (voce e chitarra), propongono il loro EP Cheaters Never Lose, ma nonostante il titolo non hanno bisogno di barare per vincere la partita. Sette brani cattivi, di impatto sonico, ondulati da chitarre corpose su cui la graffiante voce di Freddy S. si alterna al controcanto del bassista Ivano Tskboy. Radio Shakedown possono permettersi di giocare con citazioni punk rock di timbro ’77, quell’annata cheater del R’n’R! Trascinanti da subito con Son of ’68 impongono la propria linea strutturale nella composizione dei brani, plasmati su coinvolgenti ritornelli urlati in coro rafforzati da una piacevole linea pop. La tiratissima Vultures Or Saint?, picchiata a sangue dalla drums di Matt, è uno schietto scream di denuncia politica. Ritmica forte e cadenzata in Get Up e The Loot Song dove le chitarre punk’n’roll sono uno spassoso intrattenimento. Covoni western nella linea melodica di Silly Laughs lasciano posto all’ultima traccia Your Best Is Not Enough, semiballad country folk in cui la rabbia della voce si allinea con una pulita chitarra acustica e le modulazioni di un indovinato violino. Gli accenti della chitarra di Luca K. Falcone aprono la title track che fa sia da spartiacque che da collante per i brani dell’intero EP, in cui i testi Strummeriani imprimono l’attitudine punk della band e la filosofia del No Future, perché se mai verrà un domani… “Your Generation Falls”!!!
Più grezzo e autoironico è il punk rock dei Keet’em Murt, combo di provenienza pugliese (San Severo) che dai solchi brulli del Tavoliere delle Puglie approdano sulle spiagge abruzzesi, piazzando il proprio sound tra le prime linee della scena musicale pescarese. Minimo Comune Multiplo di due componenti con Radio Shakedown, Ivano Tskboy (qui lead vocals e chitarra) e Luca K. Falcone, i Keet’em Murt escono con una nuova produzione, l’EP Filosofia del Binario Morto.

Sei tracce dai testi rigorosamente in italiano con liriche schiette, semplici ma di diretto messaggio di denuncia sociale e rabbia reazionaria. Esortazione rivoluzionaria verso una società del controllo vengono affrontate nelle parole di Essi Vivono, citazione Capenteriana non casuale per un punk disarmonico e incalzante, in più fortificato dall’incitazione di urli di rabbia. La title track è un pop punk stilato sulla linea di basso di Vivi, in cui la spensieratezza della melodia si contrappone al pessimismo della storia raccontata, inno alla degradazione e all’isolamento. Stesse tematiche vengono affrontate nelle ritmiche spezzate di Tutto Ciò Che So. I colpi di tamburo della batteria di Dario fanno da apripista per la dura Mai Più, in cui si percepisce una melodia melanconica, riflessiva. Romeo & Giulietta è una storia di amore postmoderna, in cui la morte è l’unica via di fuga, unica soluzione per realizzare la difficile unione in questo mondo ipocrita. In Filosofia del Binario Morto si parla di droga, alcol, politica, solitudine. Una raccolta di brani che fanno da specchio alle vere realtà quotidiane nascoste dalla patina indotta dal commercio e dalla falsa società. Un pessimismo lacerato nella schiettezza del sound semplice ma contaminato di rabbia.
Mentre da un lato i Radio Shakedown rilasciano una produzione i cui riferimenti sono orientati al punk rock classico, reimpastando il suono con una originale modernità, i Keet’em Murt si rispecchiano di più nel punk revival dei ’90 imponendo, però, un suono rozzo e disarmonico che lancia uno sguardo alle attitudini delle formazioni storiche, autenticando la loro identità di punk.





































