E’ in programmazione in questi giorni su Sky Arte un bellissimo documentario intitolato “The love we make” che racconta i giorni in cui Paul McCartney organizza e anima insieme a uno straordinario cast di colleghi e amici del mondo dello spettacolo il Concert for New York City del 20 ottobre 2001, all’indomani del terribile attentato alle Torri Gemelle.
Il documentario è diretto da Albert Maysles che con il fratello ora defunto David, in passato aveva seguito i Beatles anche nella loro prima esperienza in America, firmando il celeberrimo The Beatles: The First U.S. Visit. Questo nuovo viaggio muove invece i primi passi dalla sensibilità del vecchio Paul che si trova negli Stati Uniti al momento della tragedia e ne è colpito a tal punto da pensare che se può fare qualcosa per alleviare il dolore dei superstiti, deve farlo subito. Lui che nella vita ha perso la mamma da giovanissimo, l’amico Lennon e la moglie Linda ha una corazza molto spessa che lo ha aiutato a superare i momenti più duri: la musica. Ed è alla musica che vuole ricorrere per cercare di risollevare il morale di chi toccato nella perdita degli affetti, nella sicurezza della propria casa, nella certezza del lavoro si sente smarrito, terrorizzato, sconfitto.
Il documentario e soprattutto i suoi protagonisti che avrebbero potuto far leva fortemente sulla testimonianza e la condivisione di un momento così pregno di dolore, si muove lungo una direttiva diversa grazie alla musica e alla eccezionale grandezza del Baronetto: ottimismo, positività, calore. La preparazione del concerto pur concentrata in pochi giorni è connotata dal grande entusiasmo di McCartney, che come un bambino sfida la sua immaginazione per creare uno spettacolo che unisca il pubblico e lo faccia sentire parte di una stessa famiglia; durante il concerto indosserà la divisa della polizia di New York e chiederà di farlo ad altri musicisti, ad esempio Billy Joel. La sua partecipazione non si limita all’organizzazione dell’evento, egli abbraccerà gli statunitensi e in particolare i newyorkesi andando in radio, camminando per strada, parlando con le persone, firmando autografi, raccontando la propria vita e offrendo a tutti un aiuto concreto: Paul McCartney c’è.
Il momento del concerto, cui si giunge in un divertente crescendo di aneddoti ed episodi, viene documentato dalla stanza in cui Paul e la band assistono (assieme allo spettatore) alle performance di chi li precede: David Bowie, Elton John, Eric Clapton, Bon Jovi, Jay-Z, gli Who, i Rolling Stones. E nel mezzo tanti incontri, come quelli con gli emozionatissimi Di Caprio, Jim Carrey, James Taylor e quello fantastico con Bill Clinton. Riguardando il rooster di artisti in scena l’ex presidente dirà: certo che in quegli anni ce la siamo spassata davvero. Come dargli torto.
Il finale poi è di quelli che commuoverebbero tutti, prima McCartney che canta insieme al pubblico una canzone scritta apposta per l’evento, chiamata Freedom e poi tutti gli artisti che cantano insieme Let it be con Billy Joel al piano e Eric Clapton alla chitarra, noi vi dedichiamo questo momento e vi raccomandiamo di vedere il film. Fa capire che ogni tanto i Grandi Uomini danno qualcosa senza chiedere nulla in cambio. Buon lunedì.







































