
Conoscete la storia della cicala e della formica? La cicala gode e canta tutta l’estate, mentre la formica suda e lavora per accumulare cibo per l’inverno. La formica supererà la brutta stagione grazie alla sua accortezza, mentre la cicala, amen. Questa storia ci dice che bisogna lavorare ed essere previdenti, ma ci dice anche un’altra cosa: nell’incertezza del futuro è meglio accumulare. E l’uomo ha sempre accumulato: grano nei granai, libri nelle biblioteche e, ovviamente, soldi nelle banche.
Secondo lo stesso principio, abbiamo accumulato musica: vinili, musicassette, cd e, infine, mp3. L’appassionato più appassionato diceva: “Ho preso l’ultimo disco dei New York Dolls a New York, in Italia non si trova” -oppure- “Non so cosa lasciare nell’iPod. Ho 300 mila GB di musica, non ho più spazio. A te basta?” Erano storie di orgoglio musicale che potevano scatenare rovine di portafogli, ai tempi del supporto fisico, o nottate a scaricare da siti di dubbia fama in giro per Internet.
Poi è arrivato Spotify e tutto questo non ha più senso. Spotify è una rivoluzione culturale che si sta realizzando davanti ai nostri occhi. Gli annunci pubblicitari della versione free non smettono di ripetere incessantemente slogan perfetti come “Con Spotify hai a disposizione tutta la musica del mondo” o “Con Spotify puoi accedere a un numero illimitato di brani”. Tutta la musica del mondo è gratis se sopporti gli annunci pubblicitari o ti costa qualche euro al mese per le versioni premium. Tutta la musica del mondo non costa una fortuna.
Non c’è niente online e offline che si possa paragonare a Spotify in nessun settore culturale e industriale.Nessun ipermercato, nessuna libreria, nessun sito web, nessuna fondazione ha un numero di cose paragonabile alla quantità di tracce, album e artisti che si possono trovare dentro Spotify. L’iPod ci aveva permesso di portare in giro un numero altissimo di brani. Ma tra un numero altissimo e tutta la musica del mondo non c’è confronto. In un solo giorno iTunes è diventato preistoria. Chi mai potrebbe ancora pagare un solo dollaro per scaricare una traccia dal sistema Apple? Spotify è il delitto perfetto. Contiene la musica, gli ascoltatori, applicazioni di terze parti come Pitchfork e, nella versione free, anche la pubblicità della musica. E’ tutto lì dentro. Non c’è più bisogno di uscire, cercare, scoprire.

Ieri ho cambiato il mio computer e mi chiedevo cosa fare con i diversi giga di musica accumulati negli ultimi anni. Che senso hanno ormai? Ho deciso di trasferirli su un hard disk esterno, ma non sul mio nuovo computer. Lo riconosco, si tratta solo del pudore di una persona cresciuta con l’idea che essere formica è più saggio di fare la cicala. Questa, invece, è l’epoca dell’accesso e Spotify ne è l’esempio più chiaro. Si accede alla musica non la si possiede; l’idea di possesso ha smesso di avere qualsiasi importanza.
Ogni era ha la sua elite. In questa regna sovrano il DJ. Il nuovo appassionato musicale si è trasformato dalla persona che possiede più musica in quello che ne ascolta solo una porzione limitata e selezionatissima. Quando hai tutto a disposizione, per distinguerti devi scartare. Selezionando, remixando e condividendo i DJ plasmano la massa informe di tutta questa musica disponibile. Il DJ è ovunque, non solo sulle piste da ballo: il compagno di classe, i blogger, la rivista cool, il ristorante di tendenza.
E le nostra scelte, ancora più di prima, ci definiranno. Premere Play su Spotify vuol dire prima di tutto affermare la propria identità. Gli artisti guadagneranno in base alle nostre preferenze. Gli amici potranno vedere cosa stiamo ascoltando e noi cosa ascoltano loro. Si formeranno seguiti, gruppi che condividono gli stessi gusti musicali e giudizi impietosi verso gli altri. Eppure amici o rivali, dentro Spotify ci siamo tutti.
L’epoca dell’accumulo è finita. Le conseguenze culturali di questa rivoluzione non sono ancora immaginabili. Ora lo stiamo vedendo con la musica, ma succederà lo stesso con i film, i libri e altri prodotti culturali. La formica non ha più ragione di esistere. La cicala ha ancora una speranza: potrebbe inventare Moneyfy, l’app che permette di accedere a tutti i soldi del mondo. E allora sai quante belle nottate a cantare alla faccia della formica!
E voi che ne pensate? Come è cambiata la vostra vita da quando usate Spotify? Fatecelo sapere nei commenti






































scaffalipolverelpcdmusicassette ….ecco…spotiffy arriva come un colpo di cannuccia a ciel sereno,spolverando la polvere accumulata in anni,non ci recheremo più nei negozi specializzati …dove nerd con la puzza sotto il disco ci consigliano l’ultimo disco di dj koze,non avremo più l’espressione rossa e imbarazzante davanti alla gigantografia dell’ennesimo disco inutile dei muse,non compreremo più un cazzo,si ma…tu ci credi?????,w spotify…ascolto mi tocco se è buono…poi scendo in strada e compro,pornovinilmente parlando.ciao
Gran bel pezzo, riflessione molto ben riuscita di un cambiamento radicale. Io penso che la diversità di ascolto incide anche sulla qualità delle produzioni, le orienta e in periodi come quello che stiamo vivendo le alleggerisce. Personalmente sono formica, credo che l’unico ascolto possbile sia sul cd (mi sono perso purtroppo tutta la fase vinile) perchè è un ascolto meditato, frutto di una scelta che è consapevolezza. Uso Spotify come contorno, come capriccio, ed i singoli album come bisogno
la vita e' cambiata in meglio. compro cose piu' mirate. Devo a spotify il fatto che ho scoperto un sacco di musica. Non posso piu' farne a meno. Anche se lo usa gente come Nico .