Album: AT FOLSOM PRISON
Artista: JOHNNY CASH
Anno: 1968
Dentro la animal factory
Si è spesso sostenuto che la musica popolare in genere, e certamente anche la musica rock, fosse una sorta di svago o per meglio dire di evasione. In quest’ottica il termine evasione viene interpretato in chiave di temporaneo distacco dalle “prigioni” della vita quotidiana. C’è stato comunque qualcuno che ha interpretato il rock non come una forma di alleggerimento delle piccole pene di tutti i giorni, ma come mezzo per raccontare in maniera fedele le reali catene della libertà dell’uomo ed anche scelto di raccontare queste storie dove tutto ciò avesse realmente senso.
Johnny Cash ha vissuto interamente la sua vita camminando su un confine, neanche troppo ideale, tra l’affermazione e la distruzione. Anzi, per sua stessa ammissione ha attraversato la linea. Ma seppur burrascosa l’esistenza dell’uomo in nero è sempre stata quella di un musicista di successo quindi di un privilegiato. Il senso della musica di Cash, il vero interlocutore di quella sensibilità, non poteva che essere trovato fra le vite disperate, perverse di chi in una mano ha giocato tutto ed ha perso. Cash sapeva che quelle vite andavano cercate e che solo in carcere le avrebbe trovate.
Il live At Folsom Prison è stato il primo caso in cui un musicista e la sua band tenevano un concerto dentro ad istituto penitenziario. Nel carcere di massima sicurezza di Folsom l’uomo in nero suonò davanti ad assassini, maniaci ed ogni sorta di pericolosità sociale esistente senza chiedersi il tipo di condanna che ogni detenuto stesse scontando ma cercando di comprendere la storia dietro ad ogni gesto sbagliato compiuto. Il concerto di Folsom è un album sulla necessità di comprendere la condizione umana aldilà della paura, oltre ogni forma di facile giudizio.
Secondo lo scrittore E. Bunker dentro le mura di Folsom non si sente il fischio di nessun treno, ma questo è l’unico appunto che il Bunker frequentatore dei carceri muove al cantante americano. Folsom Prison Blues è il biglietto da vista dell’album, un pezzo che cerca di andare oltre l’immediata accusa verso il brutale assassino o l’esaltazione del bandito: è un brano che parla di un errore e di quanto tempo si può passare ripensandoci sopra. Cocaine Blues sta al brano di apertura in una sorta di rapporto di causa/effetto. E’ un pezzo che segue un andamento crescente, quasi esaltante, in una condizione che è destinata a scemare nel disincanto. 25 minutes to go è un pezzo calcato su un ritmo incalzante, un conto alla rovescia che oltre ad essere musica ha un ritmo che è cinema.
Johnny Cash varcando la soglia del carcere di Folsom non solo ha cantato e suonato per un pubblico che nessuno voleva. Ha cercato qualcosa di personale ed al contempo universale dietro a storie da cronaca nera senza assolvere né condannare. Cash ha cercato fra i detenuti il proprio simile, l’uomo che appare perduto e che forse così non è. Cash ed i prigionieri per la durata di quel concerto hanno chiarito il significato del rock inteso come evasione.









































