Album: THE RISE AND FALL OF ZIGGY STARDUST AND THE SPIDERS FROM MARS
Band: DAVID BOWIE
Anno: 1972
In tour sul pianeta terra
L’arte in genere è un mezzo di elevazione. Con l’astrazione l’artista si eleva sopra l’opinione comune, i pregiudizi creando un linguaggio che è spesso altro rispetto all’ordinario ed in alcuni momenti è alto rispetto alla banalità. Ci sono dei casi in cui quest’elevazione è fisica e permette un viaggio sopra le case e sopra le cose, per raccontare da un punto di vista privilegiato il mondo in cui viviamo o per dare una sbirciata a tutti i mondi che ci perdiamo.
David Robert Jones da Brixton è passeggero abituale dei viaggi sulle stelle. E’ possibile immaginare che il viaggio di andata interplanetario di Space Oddity abbia avuto il seguito in Ziggy Stardust. Come dire, Bowie parte come “il maggiore Tom” e torna sulla terra come Ziggy Stardust compiendo l’ennesima metamorfosi della sua incredibile carriera.
Con “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and The Spiders from Mars” si realizza la nascita dell’alter ego stellare del cantante inglese, il suo doppio alieno fatto di polvere di stelle. E’ un album da cui scaturisce una nuova estetica del rock, un linguaggio scintillante che verrà infatti definito come “glam rock”. Fra tutte le creature del Duca bianco Ziggy Stardust ha una consistenza diversa, rappresenta il parossismo della musica di Bowie la perfetta sintesi tra comunicazione musicale e messaggio fisico. Infatti il look estremo, l’ambiguità sessuale nell’esasperazione di un aspetto androgino che nega contemporaneamente l’appartenenza ad entrambi i generi per un’identità unica di un altro pianeta sono aspetti della stessa importanza della musica e dei pezzi di Ziggy Stardust e necessari per contribuire ad amplificare la potenza espressiva dell’album.
Bowie realizza un disco di atmosfere metropolitane, di straniamento (o meglio alienazione propriamente detta) figlie di una condizione di abbandono parzialmente riscattate dalla comunanza con altri estranei. E’ un album intimo che non ha bisogno di tutta quella gente come afferma lo stesso Duca bianco nel brano di apertura, Five Years dove si respira quasi la necessità di bastare a se stessi nella schizofrenia del mondo contemporaneo sull’orlo del baratro. L’uomo delle stelle è una prerogativa che Starman mantiene inalterata prima di descrivere le identità di Ziggy e Lady Stardust parti complementari e simbolo delle unioni di tutte le solitudini di cui Bowie si fa cantore.
Ma è un album di ascesa e ricaduta, che tende a compiere per intero la parabola della commedia umana e, pertanto, dopo aver celebrato l’ascesa di Ziggy e dei ragni da Marte Bowie mette in scena il suicidio dell’effimero, della rock star di plastica. Rock and Roll Suicide è teatrale e definitiva, scrive in carattere gotico la parola fine alla vicenda e alle storie che girano intorno alla figura di Bowie/Ziggy.
David Bowie ha fatto realmente di se stesso un’opera d’arte raccontando la modernità in presa diretta, cogliendo l’innegabile legame che c’è fra la propria arte ed il proprio corpo. Bowie nello sperimentare i linguaggi espressivi del rock ha plasmato se stesso rendendosi intrinsecamente parte dello stesso racconto, strumento principale di coscienza del proprio tempo.

Sono pronto per andare dovunque, sono pronto a sparire








































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