
Album: PARONOID
Band: BLACK SABBATH
Anno: 1970
Nero pipistrello
Seguendo la parabola delle grandi rock band è curioso osservare come spesso forme estreme di ribellione, manifestazioni di energia grezza espresse in musica si trasformino nel corso del tempo in efficienti macchine da soldi. Uno degli aspetti più ricorrenti è la trasformazione delle grandi rock band del passato in vere e proprie S.p.A. capaci di movimentare montagne di soldi grazie a tour mondiali o improvvise reunion.
I Black Sabbath sono una di quelle band che ha saputo trasformare uno stile in un marchio sfruttando entrambe le cose con evidente fortuna. E’ evidente come in questo progetto la cui parte finale è costituita da un brand capace di resistere al peso degli anni l’origine debba essere ricercata in un’originalità creativa che seppe dare alla band britannica uno stile, ovvero un suono inconfondibile, tale da determinare la nascita di un’intera scena musicale.

Paranoid è sicuramente la nascita di quel processo creativo che seppe identificare per sempre i Black Sabbath come i pionieri dell’heavy metal ed i padri nobili di tutti quei filoni generati dal metal. Il secondo album della band di Ozzy Osbourne è una sorta di Sgt. Pepper’s del metal, una vera è propria scintilla da cui sarebbe scaturito un modo totalmente nuovo di concepire il rock. E’ un album di un nero denso, con suoni ossessivi e ripetuti da cui non si riesce a fuggire, allucinazioni e smarrimento. Paranoid è un lavoro che dette spazio alle emozioni che si raccolgono nello stomaco e ne amplificò la forza.
Il disco introduce in una visione apocalittica che potrebbe ricordare l’incubo futuribile di Blade Runner. E’ un disco che elabora rabbie e paure esprimendo entrambe le sensazioni con un’energia furiosa. C’è l’assurdità della guerra come minaccia costante ed inutile espressa in War Pigs e le inquietudini e le nevrosi individuali della title track ad illustrare i temi dell’album. Ma è soprattutto il sound delle prime due tracce che con il suo vigore e la sua peculiarità supera il terreno sperimentale precedentemente esplorato e sancisce l’avvento di una nuovo linguaggio estremo ed immediato, l’heavy metal appunto.

Nel cupo delirio descritto da Paranoid si fanno largo nuove creature figlie della desolante visione dei Black Sabbath. E così trovano spazio anche personaggi dei fumetti, ma non nella versione rassicurante rappresentata da Superman, ma in quella fredda e artificiale dell’uomo di ferro, l’Iron man che rende il proprio corpo invincibile grazie ad un’armatura di metallo.
L’idea di suono di Paranoid descriveva una realtà sconosciuta e dalle infinite possibilità e questo grazie ad una formazione che vedeva in Tony Iommi il visionario artefice di un nuovo sound ed in Ozzy Osbourne l’unica voce in grado di dare corpo a quella creatura musicale. Quella potenza originaria segnava l’avvento dello stile dei Black Sabbath prima che la band, a lungo orfana di Osbourne, diventasse una sorta di holding del rock capace di tradurre le vecchie inquietudini in moneta corrente.
My Back Pages è la rubrica del giovedì che tratta dei grandi album del passato attraverso la penna di Mr. Tamburino, scrittore di stazza pesante ma dal cuore di panna che si diverte a parafrasare le pietre miliari del rock ‘n roll.



































