
Album: VIOLATOR
Artista: DEPECHE MODE
Anno: 1990
Nero al neon
La potenza creativa della musica rock deriva in buona parte dalla capacità di raccontare in tempo reale l’evoluzione, personale e collettiva, degli individui nelle società di appartenenza. La longevità di una forma di comunicazione tanto popolare quanto efficace permette di volgere lo sguardo indietro ed avere un’ulteriore chiave di lettura di un recente passato. Ogni artista rock ha raccontato il proprio tempo, i cambiamenti sociali e culturali a cui assisteva, attraverso il ricorso ad un’arte fluida che esalta le diversità.
Il passaggio cruciale tra la fine degli anni 80 e l’avvento del decennio successivo è stato raccontato in presa diretta da tutti gli interpreti dell’epoca, ma c’è un album ed una band che sono stati capaci di raccogliere lo spirito più autentico degli anni 80 e introdurre, a modo loro ed in parte anticipandola, la modernità successiva. Violator è il settimo album dei Depeche Mode partorito nel 1990 e pur portando in dono le atmosfere della decade precedente ha lo sguardo rivolto al futuro. Le eredità precedenti costituite essenzialmente nell’affermazione dell’individualismo a dispetto di un collettivo soffocante vengono rappresentate in una veste assolutamente nuova, che realizza una fusione perfetta tra la sperimentazione elettronica e le sonorità propriamente rock.
L’inesauribile vena creativa di Martin Lee Gore trova in Dave Gahan l’unico interprete possibile, il profeta che si agita tra le inside dell’incubo dark suggerendo una via di fuga attraverso la presa di coscienza individuale. Violator è un album oscuro, creato su un suono notturno e profondo ma al contempo frutto di uno stile e di un’idea precisa, un percorso al neon per orientarsi tra le notti metropolitane.
L’album celebra la propria dimensione personale sin dalla prima traccia. La voce di Gahan descrive il mondo nei propri occhi emergendo su un sound synth – rock avvolgente. World in my eyes è ancora il frutto di una concezione musicale elettrocentrica che rappresenta la cifra dei Depeche Mode anni 80. Con Personal Jesus la creatività musicale e lirica dei Depeche Mode trova piena affermazione in uno stile nuovo. L’esigenza di un proprio Gesù personale, una divinità on demand e su misura è la forma più estrema di affermazione personale. Sopra un riff di chitarra ossessivo ed ipnotico le fragilità dell’uomo moderno vengono lenite da un’entità indefinita e personale a cui affidarsi a comando.
L’album prosegue sulla nuova strada musicale tracciata ovvero quella sintesi di anima elettronica e suono rock ed è in questo solco che si realizza l’invito al silenzio. Enjoy the silence è il controcanto di Personal Jesus, la descrizione dell’armonia realizzata per sottrazione, il messaggio zen espresso con parole, e suoni, nuovi. Policy of truth è l’ennesima gemma di Violator e costituisce di fatto la base di partenza del successivo lavoro della band inglese.
Violator è lo sguardo di un viaggiatore su una realtà in transito, è un racconto che viene direttamente dalla notte e ne descrive attrattive, sogni e ansie senza dimenticare mai di farlo con stile.







































