<ROCKETJUICE AND THE MOON

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(Honest Jon’s Records)

RollOver: Il Visionario

Voto: 7.5/10

 

 

 

 

 

 

La Honest Jon’s Records nasce nel 1974 a Londra, in Portobello Road, come negozio di dischi indipendente, ed è da sempre un punto di riferimento per i cultori di musica jazz, blues, reggae, dance, soul, folk e outernational. In un ipotetico giorno del 2002 Mr. Damon Albarn (Blur, Gorillaz & many more..) sarebbe entrato e avrebbe detto ai proprietari: “Ragazzi perchè non uniamo le forze e facciamo diventare la Honest una etichetta discografica?” Loro (Mark Ainley and Alan Scholefield) avrebbero risposto: “Ok, perchè no, si può fare…”. Da quel giorno la Honest Jon’s ha prodotto dei lavori raffinati con ottimi riscontri (uno su tutti la serie “London Is The Place For Me”) con generi che spaziano dal jazz afro cubano del Bronx alla jamaican dance hall, dal british folk a retrospettive di artisti riscoperti; fino ad imbattersi nel 2008 nel progetto RocketJuice & The Moon.

Damon Albarn alle chitarre e ai synth, Flea dei Red Hot Chili Peppers al basso, e il leggendario Tony Allen (drummer di Fela Kuti nonchè uno degli inventori dell’afrobeat) alla batteria; semplice no? E come se non bastasse, partecipano all’opera Erika Badu, Thundercat, Fatoumata Diawara, M.anifest, M3nsa, Cheick Tidiane Seck, Hypnotic Brass Ensemble.

Si tratta di un lavoro 50% “afrocentrico”, 30% funk e 20% elettronico “sperimental popolare” come piace ai fan dei Gorillaz; si respira dal primo ascolto un’atmosfera a parte, più rivolta al futuro della musica che al presente; le incredibili doti ritmiche di Allen sono il motore di tutti e 18 i brani (+2 bonus tracks) e le numerose collaborazioni si avvicendano brano dopo brano rinfrescando l’ascolto con tracce di una durata media inferiore ai tre minuti. Un album compatto che va ascoltato per intero, che sembra non avere singoli che impennano particolarmente (forse l’unica eccezione è “Hey Shooter”) o tracce che cadono; suonato e registrato davvero magistralmente e senza inutili sfarzi tecnici.

Il disco si apre con le scintille sonore di 1-2-3-4-5-6 e acquista subito importanza con Hey Shooter : la voce sussurrata è di Erikah Badu; basso e batteria pseudo funk e il giretto di synth di tre note di Albarn che è sempre una stronzata ma ci sta sempre a pennello; Flea all’inizio del brano fa il bravo poi inizia a slappare di classe. Notevole è la sesta traccia Follow Fashion: ritmica afro impressionante (non a caso Brian Eno considera Allen il miglior batterista in circolazione) e la magnifica voce di Fatoumata Diawara che ipnotizza con melodie in lingua africana; a metà canzone irrompe a rappare M.anifest: I painted the skies red/ until the raindrops bled in un atmosfera profonda e rilassata allo stesso tempo, cadenzata da un giretto di tromba ad ogni cambio di struttura e da un basso minimale. Altra traccia da segnalare è quella di chiusura: Leave-Taking, resa ancor più magica dai fiati dell’ Hypnotic Brass Ensemble e da ritmiche sincopate; un brano lunare e cinematico che chiude un disco che spiazza e conquista; e come è scritto nella copertina dell’album: “With God all things are possible (Mark 10:27)”.

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