
SHARON JONES AND THE DAP KINGS
Give The People What They Want
(Daptone Records)
Rollover: Elegante
Voto: 7
Si dice in giro che il rock è morto e, a quanto pare, il diavolo ha riscattato la sua anima messa in vendita. Non si può dire la stessa cosa del soul, la cui anima incorruttibile preferisce non vendersi a contaminazioni, rigenerarsi in un nuovo corpo, per rantolare nell’universo musicale e lottare per la propria sopravvivenza. Chi non ha in saldo la propria anima è, senza dubbio, Sharon Jones, regina erede delle calde singers di genere che hanno tenuto flessibile e mobile la spina dorsale di sonorità dalla mancata voglia di fossilizzarsi né divenire reperto archeo-fonico.
Lei appare calva, in video e live performance, per risonanza di una dura chemioterapia come reazione al “grande male” che le ha aggredito il pancreas… ma l’estetica non è una necessità, non è essa che ha bisogno di essere mostrata bensì la sua anima, immortale come le melodie che canta.

L’album era pronto da diversi mesi ma subito messo in freezer nel rispetto della donna che lottava contro il cancro in ospedale. Ma ora che sta meglio ed il peggio è passato, Sharon stessa ha deciso di pubblicare il suo quinto lavoro in studio. Give The People What They Want racconta la storia di quel sound, di quella musica soul, che da 50 anni riscalda l’anima della gente, quel sound fatto di suoni semplici ma di un assurdo impatto emotivo con arrangiamenti pieni e coordinati che caricano la canzone in una compattezza tattile. Marvelettes e Velvelettes vivono ancora in Retreat e Stranger to My Happiness; Marvin Gaye sarebbe onorato di tornare fisicamente dall’aldilà per cantare We Get Along o le melodie pop di Making Up and Breaking Up; You’ll Be Lonely non fa rimpiangere il funk/soul dei Brand New Heavies. Difficile, invece, non schioccare le dita per portare il ritmo doo-wop durante l’ascolto di Get Up and Get Out; velocità presa a schiaffi dagli stacchi dei fiati e un corposo riff incessante di basso per People Don’t Get What They Deserve che dà spintoni ai migliori Exciters; Il tutto si conclude con il cocktail jazz di Slow Down, Love che lascia immaginare i titoli di apertura di un redivivo James Bond firmato dalla ditta Barry/Bassey.
Con questo nuovo lavoro, Sharon Jones & The Dap-Kings ci regalano ancora una volta un insieme di brani, tra il soul, funk e rhythm ‘n’ blues, che non lasciano minimamente pensare che si tratti di cose già sentite o reimpastate: è un flusso continuo che da circa 50 anni riscalda amplificatori-casse-cuffie come analgesico anti-malumore, E’ la conferma di ciò che è stato, lo è ora e lo sarà ancora;alternanza di ascolti sognanti con ritmi ballabili in coreografie Northern Soul, step by step… magari spargendo il borotalco sul dancefloor per non scivolare, come alcuni benemeriti continuano a fare!
Noi intanto rivolgiamo i nostri più sentiti auguri per una immediata e completa guarigione alla nostra regina Sharon.





































