
Abbiamo visto THE WOLF OF WALL STREET in lingua originale e la scelta non è stata di certo casuale. Il movie ha ricevuto ben 5 nomination tra cui miglior attore protagonista. L’ambito premio potrebbe aggiudicarselo Leonardio Di Caprio, per cui ci è sembrato opportuno cercare di comprenderne il motivo gustandoci la sua recitazione e non quella del’ottimo doppiatore
Siamo convinti che quel bel premio se lo meriti.
Non solo perché Leo è così bravo da farti venire la pelle d’oca ma perché ha dietro di se un amplificatore talmente potente da sfondare qualsiasi barriera illusoria del cinema perbenista degli ultimi 10 anni. Parliamo di Martin Scorsese il più grande psicocreatore cinematografico, non solo regista dei film mafiosi, ne tantomento quello di Taxi Driver e Toro Scatenato, ma uno capace di mostrare il lato più intimo e umano dei suoi personaggi.
Lo ha fatto in tutti i suoi film e ultimo, ma non certo per qualità, è questo capolavoro tratto da una storia vera.

Immorale, viscido, cinico, sporco e dannatamente realistico nella pantomima del degrado della società capitalista dell’America dagli anni 80 ad oggi. Una verità che ci è sempre stata nascosta dalla patina di quegli Home Movie che rappresentavano eroi, valori e sfaccettature inesistenti celando un processo di decadimento in atto da anni.
Il protagonista Jordan Belfort è un self-made man(Realmente esistito ed ancora in vita!) con alcuni tratti simili a Patrick Bateman di American Psycho: Bello, Intelligente, Sveglio, opportunista, spiritoso ma anche drogato di svariate sostanze, sesso e Denaro. Molto denaro.

Scorsese non ci risparmia assolutamente nulla di questi aspetti e mostra tutte le scene adatte a descrivere ogni singola situazione di Vizio in cui il personaggio vive costantemente. E’ un broker pronto a tutto pur di realizzare il suo più grande sogno che insegue da quando è adolescente: essere un uomo ricco. Tradisce la moglie, tradisce gli amici, infrange la legge, in una scena picchia persino una donna e pure non c’è un attimo in tutta la pellicola in cui non si faccia adorare.
Perché? Perché è vero! Vero come i desideri che incarna. I desideri intimi di ogni uomo, anche di coloro i quali sostengono che il movie sia pessimo, probabilmente perché non hanno il coraggio di ammettere che avrebbero venduto di tutto pur di ottenere un decimo del suo successo. E’ l’anti-ritratto di una società che ha tentato in tutti i modi di reprimersi dietro i “sani principi” dell’epoca industriale e del dopo guerra: lavoro, casa, famiglia. Se quest’opera fosse stata proposta 30 anni fa probabilmente oggi vivremmo in una società occidentale diversa, meno ipocrita e puritana, con una crescita demografica ancora sostenibile e un’ inclinazione al bello e al piacevole ancora viva e vegeta. E inoltre ci sarebbero state risparmiate molte di quelle nefandezze figlie della diffusa mediocrità a cui ci hanno abituato i nostri insegnanti.
La colonna sonora ci ha decisamente sorpresi: ben 60 brani incastrati in 187 minuti di film scelti dal regista affiancato da Randall Poster. Noi ne abbiamo selezionati 26, a metà strada tra i 60 e 16 contenuti nella soundtrack ufficiale.
Ecco la playlist creata per voi su spotify.





































