
TEMPLES
Sun Structures
(Heavenly Recordings)
Rollover: Visionario
Voto: 6,8
Ascolta se ti piace: MGMT o Tame Impala
È un bellissimo gioiellino quello che ci hanno regalato i Temples a febbraio, in un’Inghilterra in cui la ormai lunga stagione della musica neo–psichedelica, da cui possiamo seguirne le tracce almeno dagli esordi degli MGMT, si è sviluppata moltissimo.
Ma cos’è la neo-psichedelia? Se la psichedelia, a cavallo degli anni ’60 e ’70, rappresentava quelle prime sperimentazioni elettroniche il cui sviluppo avrebbe portato alla nascita dell’elettronica vera e propria, quindi a un divorzio dalla musica rock, la neo-psichedelia sembra riconciliare i due generi andando ai primordi di quelle sperimentazioni. In effetti Sun Structures sembra volersi riallacciare, anziché ai più recenti sviluppi contemporanei, direttamente alla musica dei figli dei fiori, quindi, per intenderci, ai Byrds (Shelter Song), e, lungi da me fare un paragone, ai primi Pink Floyd (Keep in the Dark, Move with the Season), con una dose di retromania talmente alta da far supporre che di contemporaneo abbia ben poco.

Un album annunciato, e atteso, dal 2013 con numerosi singoli, cui il lavoro completo rende giustizia, restituendo quelle sonorità coraggiose, un po’ sporche e imprecise, che non ci aspetteremmo di trovare in un album prodotto oggi.
Eppure non è un album per nostalgici: il ritmo incalzante e le atmosfere che vanno tra l’onirico, l’esotico e il trip, lo rendono un lavoro godibile per chiunque.




































