BRUNORI SAS – VOL.3
Il Cammino di Santiago in Taxi
(Picicca)
Rollover: Elegante
Voto: 7
Ascolta se ti piace: Rino Gaetano o Daniele Silvestri
La popolarità riscossa da Dario Brunori meglio conosciuto come Brunori SaS nel panorama musicale italiano è del tutto meritata, nonostante pregiudizi critici e/o accuse di “estrema somiglianza a qualcosa di già fatto”. Socio fondatore accomandatario della Brunori SaS, il suo percorso artistico evolve come succede a una storia cantata in una sua canzone, o meglio come una serie concettuale di libri che svela nuovi risvolti man mano che ci si inoltra nella lettura. Di questa avventura stiamo leggendo il terzo volume titolato Il Cammino di Santiago in Taxi.
Si tratta di una raccolta di racconti musicalmente contrapposti tra loro, attraverso uno sdoppiamento di personalità con una parte che cerca il suo angolo intimista mentre l’altra vuole scappare da se stessa in giochi sonori e visionari, il tutto legato da un poetico filo narrativo di storie comuni, ricordi, osservazioni, quotidianità.
Gli arrangiamenti e la produzione hanno un taglio più professionale rispetto al passato, segni dell’ulteriore maturazione di Brunori SaS. Il piano diventa strumento portante per i brani più “pensosi” quali Arrivederci Tristezza, Kurt Cobain, La Vigilia di Natale. Ad essi si intermezzano le ritmiche cetroamericane di Mambo Reazionario; il misto country/jive di Le Quattro Volte; il dualismo tra Il Santo Morto e il Manto Corto, dall’esplosione di suoni della prima si va ad affogare nell’oscillatore e il sax della seconda per poi disintegrarsi nel boom finale; nota di merito va fatta a Maddalena e Madonna, melodica sognante canzone di rimembranze universitarie il cui testo accende ricordi anche a chi scrive su queste pagine, me compreso ( “…la prima sera davanti al Bibò…” ): clarinetto e piano si appoggiano su strani oggetti e suoni da giocattolo, come il miglior Brian Wilson sapeva fare.
Questo Vol. 3 è, per ora, il migliore della serie. La parolina Indie va tolta di fianco a Brunori SaS, perché è puro cantautorato quello che propone. Non si può parlare neanche di eredità dei cantautori italiani ma di continuità compositiva di una narrazione e poeticità tutta nostrana della quale dobbiamo solo vantarci.





































