<HE JUST WANTED TO DIE – IN MEMORY OF KURT COBAIN

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"Kurt Cobain Mixtape"

 

It’s better to burn out than to fade away ?

Esattamente 20 anni fa veniva ritrovato il colpo privo di vita di Kurt Cobain. A parte un rivolo di sangue che scorreva lungo l’orecchio, quando venne rinvenuto il cadavere di Cobain “sembrava dormisse”. Era stato lo stesso rocker americano a guadagnarsi quello stato di eterno sogno apparente grazie ad un colpo di fucile. Chi vi scrive ricorda perfettamente quel fatto della primavera di 20 anni fa poiché il tragico epilogo della vita di Cobain non può limitarsi ad un marginale articolo tra spettacolo e cronaca nera ma aveva i contenuti tipici della tragedia nel senso più ampio e letterario del termine.

Con quel colpo di fucile, un atto unico di ulteriore ribellione si spegneva la vita della più grande rock star degli anni 90’, il creatore e l’anima dietro l’ultimo grande e originale movimento culturale, il grunge, che seppe scuotere lo stanco e appagato mondo del rock. Cobain è stato l’angelo sporco del grunge, l’interprete di un movimento che dalle provincie (anche musicali del mondo indie) è riuscito a raggiungere il grande pubblico. Con i Nirvana infatti il rocker americano seppe dare espressione e spessore ad un’inquietudine, generando un suono rozzo che appariva come la perfetta colonna sonora di un’intera generazione. Il successo della band fu immediato e travolgente sin dall’esordio per finire in una sorta di venerazione verso il gruppo di Seattle ma soprattutto verso il suo front man. Cobain divenne, suo malgrado, investito da un successo inaspettato nella dimensione e nel tempo in cui si realizzava.

Ma il successo, ovvero la naturale conseguenza di un talento artistico di prima grandezza, divenne per il suo destinatario una sorta di condanna, una dimensione soffocante. Più letale della dipendenza da eroina e della sindrome bipolare di cui soffriva Cobain risultò il mix di successo e sensibilità, una sensazione di inadeguatezza verso quella che era la naturale conseguenza del genio.

Cobain lasciò scritto, a margine del proprio ultimo gesto, una lettera in cui comunicava alla gente la distanza incolmabile che il successo aveva scavato fra lui e loro, e terminava quello che può essere visto come il testamento musicale del rocker americano citando la strofa di Neil Young che è stata usata (anche se in chiave interrogativa) come titolo di questo scritto. Ma non è possibile, nel caso di Cobain, stabilire se è meglio bruciare o spegnersi lentamente, perché questo permetterebbe in astratto la possibilità di poter scegliere. Per Cobain non era così, la sua è la storia di una tragedia, l’impossibilità di poter accettare la conseguenza della propria arte, l’impossibilità di resistere alle proporzioni di un amore che viene restituito moltiplicato. E’ una storia, la tragedia di Cobain, sulla dismisura e la fragilità di un uomo, che seppe raccontare una generazione e venne travolto dal simbolo che fu fatto di lui. Suo malgrado.
R.I.P. Kur

Questo articolo porta la firma esclusiva di Mr Tamburino ma è arricchito da un  mixtape preparato con tanto amore da Maguberto.

He Just Wanted to Die – In Memory of Kurt Cobain by Rollover Beethoven on Mixcloud

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