<CALIFORNIA ROLLOVER – SALVIAMO I SOLDATI BRUNORI, BRONDI, DENTE, etc. etc.

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Il barista non aveva ancora finito di versare un altro bicchiere liscio di bile gialla novella (quella d’annata conservata in barrique, meglio berla on the rocks), travasata delle cisterne della grand jury che aveva esaminato con dovizie di particolari il festival di Sanremo.

Ancora risuonava l’eco dei pareri tecnici degli spettatori, traditi una volta di più dalla qualità delle canzoni in gara e il campionario dei giudizi era il più pungente possibile: “Certo che Arisa è proprio un cesso”, “Chi cazzo è Renzo Rubino?”, “Che figo Renga, è il vincitore morale!”. E comunque “la solita cacata”.

Stava versando ancora un bicchierino quando una nuova carovana di Bile fresca è arrivata dal retro del Saloon a riattivare le ghiandole salivari, bramose di collera da riversare su un nuovo argomento, più a la page:  I NUOVI CANTAUTORI.

okcorral

Come il famoso branco di cani in libertà, che qualche anno fa terrorizzò la Sicilia, una forza invisibile si è mossa compatta per stroncare i recenti sforzi creativi di alcune delle leve meno mainstream della nostra canzone: Brunori SAS, Le luci della centrale Elettrica, Dente.

Le critiche sono altrettanto autorevoli e circostanziate come quelle  rivolte al beneamato festival, cerchiamo di riassumerle qui, prendendo spunto da un articolo su RollingStone e 2 su VICE, uno dedicato a Brunori e l’altro che trae spunto dall’ultimo disco di Brondi.

1. NON SI FIRMANO CON NOME E COGNOME/USANO UN NOME COLLETTIVO. Un fatto gravissimo in effetti. Un articolo di Rolling stone va subito al dunque e dice”… Nessuno si presenta con nome e cognome, il che qualcosa dice…”. Cosa dica è lasciato all’immaginazione ma quella ce l’abbiamo tutti e ognuno può annerire gli spazi contraddistinti dai puntini. Alla fine ne verrà fuori un pensiero, che comunque sarà un pensiero migliore di quel qualcosa dice.

VICE invece abbellisce il concetto ritrovandovi addirittura una tendenza: “…c’è una patina che ricopre tutti questi artisti più giovani, un vestito di vaga modernità che periodicamente viene indossato da una forma espressiva assolutamente conservatrice, stantia e priva di intelligenza poetica…Questo abito negli ultimi anni ha avuto un cappello abbastanza importante e paraculo, che è quello di darsi un nome collettivo..”. A Brunori inoltre il pregio di essere citato con disappunto anche per occhiali e baffi. Il nome, gli occhiali, i baffi, tre indizi fanno una prova: è tutta fuffa dietro nessuna sostanza, nessuna poesia.  Si vuole esprimere di lui il concetto “L’abito non fa il monaco” facendo il lombrosiano esercizio di esaminarne l’aspetto. E poi citando due strofe per far capire di avere ascoltato una sua canzone.

Brunori

2. SONO PROVINCIALI. Mentre chi scrive su VICE ritrova nei testi dei nostri sventurati l’esaltazione della provincia, acuita dall’ispirazione forzata alla musica d’oltreoceano “La cameretta e la provincia, che dal canto loro sono già la gabbia culturale da cui la musica italiana non sembra voler uscire, hanno ancora più senso quando le abbellisci con un poster dei Nirvana, dei Sonic Youth o degli Smiths, anzi… dei Beatles e dei Rolling Stones!”  con un simpatico parallelo con Gianni Morandi che ridimensiona il problema del modello americano ad un’ampiezza molto più estesa, l’articolo di Rolling Stones ci parla di precariato colto per Brondi, di amabili canzoncine rassicuranti per Dente,  di prudenza per Brunori . Insomma essere provinciali NO, essere più provinciali ancora imitando gli americani NO, essere colti NO, essere fintamente colti NO, essere amabili NO, essere depressi NO, essere inconfondibili NO, essere prudenti? Forse. Tutto fa citazione, nulla è originale e quel che è originale è scontato come una puntata di Centovetrine o Beautiful (pare che faccia più provincia!). Povero Cristo chiunque abbia la sventura di far ascoltare la propria canzone a una femmina incinta con licenza di scrivere.

3. SONO PALADINI DELLA MEDIOCRITA’/GENERAZIONE SENZA CARISMA. I nostri diventano oggetto di analisi che trascendono la musica. Se per VICE si stigmatizza che i nostri siano parte di un piano per non cambiare, motivando tutto con frasi circostanziate come “Non serve essere particolarmente intelligenti per rendersi conto di quanto quasi tutto quello con cui ci bombardano fa schifo, ed è opinione anche piuttosto riconosciuta”, per RollingStone possiamo invece parlare di gente schiacciata dai propri predecessori, che risente di evidenti limiti generazionali. Mica rivoluzionari e di respiro internazionale come i loro esaminatori che parlano di come vada a rotoli l’Italia. Una volta gli autobus arrivavano puntuali e lì era tutta campagna.

Le luci della centrale elettrica

Nell’attesa di conoscere i modelli di vita, musicali e generazionali che noi tutti dovremmo seguire, ci permettiamo di consigliare agli stroncatori un esercizio innovativo: non ascoltate la musica che non vi piace. Se proprio dovete farlo, per lavoro, sforzatevi di farlo meglio, di spacciatori di bile ne è pieno il West. Invece facciamo un enorme in bocca al lupo a tutti questi ragazzi per il loro lavoro, per il loro impegno e la loro creatività, comunque si traduca e che piaccia o no, è la loro vita e non ci permettiamo di mortificarla. Buon lunedì.

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