
SPOON
They Want My Soul
(Loma Vista)
Rollover: Rocker
Voto: 7
Ascolta se ti piace White Rabbits o Divine Fits
Dopo quattro anni di assenza ritorna la band texana Spoon dando alle stampe il loro ottavo album. È passato un ventennale dal loro primo EP Nefarious ed ora, dopo aver abbandonato la Merge Records, vogliono sperimentare qualcosa di nuovo, vogliono essere innovativi, “vogliono la mia anima”.
They Want My Soul suona molto più leggero dei precedenti, decisamente più pop. Gli Spoon bussano alla porta del mainstream con sonorità di spunto oltreoceanico quali, per esempio, i primi Verve e/o i contemporanei Beady Eye.
Stimoli Spiritualized in apertura con Rent I Play in cui la chitarra strema cadenzata su una statica drum battente. In Inside Out, invece, prevalgono i synth e giochi di arpa sintetici che plasmano una atmosfera da sogno. L’indie rock di Do You e They Want My Soul ricorda un misto tra i primi Stereophonic e i Manic Street Preachers, aprendosi in un sound ideale per scavalcare le classifiche. Arrangiamenti corposi e al contempo espansi fanno da scivolo sui riff di basso e chitarra nel ritmo veloce di Outlier. La cover beatlesiana di I Just Don’t Understand introduce Il rock blueseggiante di Let Me Mine che si interrompe bruscamente per far entrare New York Kiss, canzone di chiusura che raccoglie l’insieme dei contesti ascoltati in tutto l’album.
They Want My Soul è una produzione ben studiata e, forse, audace. Gli Spoon, senza corrompere la propria personalità, propongono un insieme di pezzi fatti di sonorità per loro nuove nonché variegate che vanno ad incastrarsi perfettamente tra di loro: un giusto equilibrio tra rock, pop ed elettronica che poche indie band riuscirebbero a definire, soprattutto se hai sul groppone ben 20 anni di carriera.





































