INTERPOL
El Pintor
(Matador)
Rollover: Rocker
Voto: 6
Ascolta se ti piace: Editors o Arcade Fire
In questi giorni esce El Pintor, quinto e attesissimo album degli Interpol. La curiosità dilagante si confonde con la lunga attesa di quattro anni dal precedente che non ci aveva di certo stupiti. E adesso?
Pare che la fissa sul “tutto è buio!” o “sto male! Non so perché o come… ma sto male!” continui ad essere la linea portante e già questo non gioca a loro favore.
Dal punto di vista musicale c’è un miglioramento rispetto allo scorso lavoro, ma nessuna novità.
L’impatto con All the Rage Back Home fa addrizzare subito le orecchie, sembra un cazzotto nello stomaco… ma non tanto forte perché non lascia perdere il fiato, soprattutto per via della solita chitarra stridente suonata in pennata continua come un mandolino punk! I vocalizzi e gli accenti sospesi di My Desire non dispiacciono, pure se si tratta della consueta atmosfera dark non espansa, nonostante le tonnellate di synth e chitarre in delay: una decente imitazione di loro stessi delle origini, ma un po’ più hard. Stessa cosa in Anywhere, semplicemente più cadenzata. Non dispiace neanche Same Town, New Story, tipica canzone creata a tavolino ma ben riuscita nel suo spiraglio di luce flaccida che vuol far intendere che c’è qualcosa di nuovo. Prevale un sound più duro, anche se statico, tale da forgiare interessanti capitoli quali Ancient Ways. L’Unica nota davvero rilevante vibra attraverso il brano Tidal Wave, composto secondo i canoni tradizionali del dark postumo ma in chiave molto attuale. Canto di una sofferenza straziante e vertiginosa screziata di colori crepuscolari e bagliori spenti dei cieli del Regno Unito. Il resto? Pura noia.
Vabbé … ci hanno provato! Sicuramente riscatta il baratro compositivo e creativo toccato quattro anni fa, ma nulla di entusiasmante. El Pintor è l’anagramma di Interpol, enigma risolvibile in pochi minuti di ascolto per capire che pur mischiando le carte in tavola la partita è sempre la solita. Continueranno a suonare per se stessi, a testa bassa… senza accorgersi che tutto ciò intorno a loro è cambiato dai tempi in cui “le luci brillanti” erano le luminarie (spente) dell’indie rock per cui si facevano gite neurali e sognanti per andarle a vedere/ascoltare.
Guarda l’esibizione della band al David Letterman Show del 9 settembre 2014.





































