
Album: SURREALISTIC PILLOW
Band: JEFFERSON AIRPLANE
Anno: 1967
L’amore su un letto di acidi
La realtà che siamo abituati a vedere tutti i giorni è solo una parte di un universo molto più vasto così come il modo che usiamo per vedere il mondo che ci circonda è solo uno dei punti di vista possibili. La musica rock sin dagli esordi ha avuto il merito di essere un occhio attento capace di raccontare la realtà più immediata ma è stata anche capace di spostare lo sguardo su altri e sconosciuti mondi, di suggerire forme nuove di comprensione. La musica rock, grazie ai suoi ispirati profeti, spesso è ricorsa alla comprensione delle cose grazie all’intuizione superando i classici meccanismi intellettuali.
Fra i palcoscenici più felici delle varie stagioni del rock non può non citarsi la San Francisco della fine degli anni 60. La città Californiana divenne una sorta di metà obbligata per artisti di ogni sorta, pacifisti, attivisti dei diritti civili ed eccentricità in genere, dove sotto la patina di curiosità e folklore si dava vita ad un’idea nuova di concepire la vita ed il mondo. In un’America dilaniata da fortissime contraddizioni a San Francisco si respirava un senso di libertà che era rispetto del prossimo e condivisione, abbandono di vecchi schemi e costrizioni. Nella cultura Hippy che si andava delineando l’uomo non era più semplicemente inteso come ubbidiente cittadino e all’occorrenza soldato, ma come centro di un nuovo disegno sociale incentrato sulla sostenibilità e la tutela dei diritti.

In questa scena, in questo disordine creativo spinto al massimo, alimentato da un’idea di amore libero e di ricerca di continue esperienze, come nel caso delle droghe, nasceva una scena musicale che trovava nei Jefferson Airplane i massimi interpreti capaci di creare un album come Surrealistic Pillow destinato ad influenzare, non solo musicalmente, la società americana. Sotto la guida spirituale di Jerry Garcia dei Grateful Dead, la controcultura beat si presentava musicalmente al mondo intero. L’album unisce una miscela di blues e rock con intuizioni visionarie ed acide: una sorta di guida turistica per un viaggio in altre realtà.
L’album viene suonato dalla band in un clima di assoluta libertà creativa. I racconti d’interni svelati nelle tracce Today e Comin Back to Me illuminano un mondo di desideri privati, un desiderio d’amore che è intimo e libero. Ma la cifra musicale dell’album è una sorta di musica intesa su livelli sovrapposti. La band suona esaltando le singole anime musicali dei membri che sembrano intraprendere percorsi personali per congiungersi in un sound che tutto comprende. All’ultimo piano di questi diversi livelli sonori troviamo la voce di Grace Slick, sacerdotessa magnetica del rock. E’ la sua voce, così potente da suonare autoritaria, che rende immortali pezzi come Somebody to Love, un brano capace di farsi testamento spirituale di un’epoca ma soprattutto il racconto acido di White Rabbit. In un crescendo ispirato al Bolero di Ravel Grace Slick appare immensa, capace di ipnotizzare come quel coniglio bianco, vanamente inseguito nei pellegrinaggi prodotti dalle esperienze chimiche.

Una stagione fragile quella della cultura Hippy di cui i Jefferson Airplane si fecero portavoce. Perché quel mito di libertà, amore e rispetto, quella voglia di un mondo nuovo costruito intorno all’affermazione di valori assoluti era talmente impossibile che in tanti continuano a crederci.
My Back Pages è la rubrica del giovedì che tratta dei grandi album del passato attraverso la penna di Mr. Tamburino, scrittore di stazza pesante ma dal cuore di panna che si diverte a parafrasare le pietre miliari del rock ‘n roll.





































