
Album: FIELD SONGS
Artista: MARK LANEGAN
Anno: 2001
E tutti questi viaggi fatti da seduto
La musica è un paesaggio e permette di sostituire la realtà che ci circonda fisicamente con uno scenario completamente differente. Il rapporto che si crea fra un disco e colui che lo ascolta è un’insieme di suggestioni capaci di creare atmosfere diverse rispetto a quelle reali sovrapponendo un paesaggio emotivo. La musica rock, per la sua immediatezza, è come un proiettore capace di accendersi alle prime note ed animare la scena intorno all’ascoltatore.
Field Songs è il panorama che scelgo quando mi muovo in macchina, quando sostituisco paesaggi noti ed anonimi con posti dove non sono mai stato o che forse non esistono affatto se non in quel frangente. Field Songs è l’album che rallenta la corsa, che interrompe l’interazione uomo – macchina (che spesso si trasforma in identificazione uomo – macchina), per generare una sensazione di fuga dalla ripetizione uguale dei gesti della quotidianità. Field Songs è la strada di campagna scelta da chi, per un momento, non ha intenzione di continuare a procedere in linea retta sui percorsi già battuti.

E’ un campo isolato quello che l’ex cantante degli Screaming Trees sceglie per far germogliare i 12 pezzi dell’album. L’impressione che si ha ascoltando il quinto album di Mark Lanegan è appunto quella di un rifugio ideale, un non luogo della memoria dove i ricordi arrivano da lontano quasi fossero i rumori appena percepiti in aperta campagna. One Way Street è il pezzo di apertura ma è anche la mappa di un percorso a senso unico, emblema di una condizione che non ammette ripensamenti.
Field Songs è un lavoro naturalmente incentrato sulla maestosa voce di Lanegan, accompagnato da sonorità più personali e lievi, un disco che supera l’eredità grunge del rocker americano. Lanegan realizza un disco delicato, una poesia dell’esperienza che è personale ma in cui è facile identificarsi. Field Songs è il prodotto di un lavoro profondo e sofferto da parte dell’autore perché, come suggerisce la seconda traccia dell’album No Easy Action, la via della sincerità non è la più facile.
Lanegan realizza un lavoro che segue un crescendo di intensità emotiva il cui culmine è rappresentato da Don’t Forget Me, pezzo capace di restituire l’intero gusto del disco ovvero quella necessità di lasciare una traccia che dia un senso a tutte le cicatrici del passato. Field Songs è un paesaggio che sfuma in dissolvenza per diventare ricordo, esattamente il tipo di viaggio da cui nessuno riesce a sottrarsi.
My Back Pages è la rubrica del giovedì che tratta dei grandi album del passato attraverso la penna di Mr. Tamburino, scrittore di stazza pesante ma dal cuore di panna che si diverte a parafrasare le pietre miliari del rock ‘n roll.





































