THE MEN
Open Your Heart
(Sacred Bones)
RollOver : Rocker
Voto: 8
Tre anni fa usciva il loro primo album Immaculada; nel 2011 il secondo lavoro Leave Home…dopo quasi 12 mesi un altro album. Tre produzioni in pochissimi anni: non è una novità veder diffondere parecchio materiale, spesso confondendo la parola abbondanza come sinonimo di creatività. Ma la band di cui stiamo per parlare sa il fatto suo e l’osservazione di cui sopra non gli riguarda affatto.
The Men, combo newyorkese di 4 musicisti, esce in questi giorni con Open Your Heart per l’etichetta Sacred Bones, la stessa delle loro precedenti uscite discografiche. Una band che fino ad ora ha lasciato una valida impronta nella scena Hardcore Punk, con canzoni di impatto Noise alternate ad oscuri passaggi dark/black. Con Open Your Heart la loro capacità di mutaforma nelle scelte compositive si caratterizza in maniera più introspettiva, scavando tra svariati generi musicali per poi appropriarsene: chiara transizione evolutiva verso una rinnovata identità.
La tracklist vanta 10 brani che scorrono secondo una successione scelta in maniera intelligente. Il riff R’n’R di Turn It Around è un apripista tagliente: il coinvolgente scontro sonoro dell’intero brano si lascia desiderare. E non si resta delusi quando la stessa carica continua nella successiva Animal, dove le urla si adagiano su un tappeto di chitarre dal quale spesso emergono con accenti noise. Di colpo si ha un senso di disorientamento, come in disagio perché non si riesce a capire cosa stia succedendo: colpa degli ipnotici arpeggi di Country Song che fa da trait d’union per il cambio sonoro da affrontare nei sette minuti di crescente acidità psycho di Oscillation. Dopo un tuffo negli anni ’90 da reminiscenze Mascissiane con le aperture pop di Please Don’t Go Away si passa dall’indie rock della title track al country pop di Candy, punto di minimo dell’album, dalle evidenti influenze Stones (ricorda molto Dead Flowers), ma ciò che può apparire scontato viene smentito con il ritorno allo scream nell’Hardcore rumoroso di Cube. Gli anni ’70 caleidoscopici sono l’ispirazione psychedelica per il penultimo brano Presence: un viaggio onirico fatto di echi lamentosi e overdrive piangenti. Ma ci si risveglia di colpo ed il sogno viene infranto da Ex-Dreams, capitolo finale in cui il beat duro della batteria si fa corteggiare dagli effetti wah-wah.
Open Your Heart non è un album da catalogare nell’ Indie Rock. E’ una danza tra vari generi musicali, varie sonorità e atmosfere il cui ascolto ci lascia un senso di curiosità nei confronti di una band il cui stadio evolutivo riserverà, senza dubbio, altre sorprese. Il titolo può sembrare banale ma la forza di ascolto “apre il nostro cuore” ricordando periodi andati, al di fuori delle modaiole tendenze musicali che ci circondano, quando si poggiava la puntina sul vinile, si alzava il volume al punto da far impazzire i vicini e si saltava come idioti in stanza improvvisando pogo solitari.







































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