<BECK – MORNING PHASE

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BECK

Morning Phase

(Fonograph Records)

Rollover: Elegante

Voto: 8

 

Ascolta se ti piace: Bright Eyes o Stephen Malkmus

A sei anni di distanza dal suo ultimo album in studio, ritorna sulla scena Beck Hansen o più semplicemente Beck: il camaleontico folletto del folk made in California, il weirdo che nel 1994 fece il suo esordio su Mtv con la strampalata Loser nella quale un’intera generazione si riconobbe. L’anticonformista che osò combinare il nucleo della scena underground alla più spicciola cultura pop, mischiandola con l’hip-hop per dar vita al suo capolavoro (Odelay, 1996): album cult della primordiale epoca post-grunge. Poi  ancora il succedersi delle mutazioni di generi ( Mutation,1998) , fino alla sperimentazione elettro-funk di fine millennio  quando l’alter ego di se stesso ricomparì indossando gli abiti fosforescenti di Midnite Vulture, un album che sfidava apertamente ogni logica musicale (o perché no sessuale, vedi Sex Laws).

Ma e’ nel 2002 che un conturbante Beck ci presenta Sea Change ed abbandona i testi surreali e impersonali per aprire i valichi della propria intimità, delle proprie debolezze, sussurrando il proprio sconforto e confezionando quello che forse e’,  ad oggi, il suo sforzo artistico meglio riuscito.
Morning Phase riparte proprio da li’, Beck richiama a se’ la stessa band con cui arrangiò Sea Change, il prodotto finito ne ricalca infatti i caratteri distintivi, l’acustica delle chitarre, gli eleganti passaggi di strings e bells ne ritrasmettono le stesse vibrazioni malinconiche.
Tuttavia paragonare Morning Phase a Sea Change senza sviscerarne le differenze sarebbe troppo limitativo e forse anche ingiusto nei confronti dell’album in questione.
"Beck in 2014"
Morning Phase ha svariati pregi, uno tra questi è quello di essere piu’ propenso ad assimilare influenze esterne, principalmente pescate dalla quintessenza del folk americano, Country down richiama a Neil Young, Turn Away a Simon & Garfunkel. Ma è anche la ricerca delle armonie che  risulta anche più azzardata, vedi Blackbird Chain in cui non è solo il titolo a rievocare McCartney ma soprattutto le progressioni armoniche e l’interludio di archi; anche gli arrangiamenti sono più spavaldi vedi i flanger di Unforgiven, insomma Beck è un artista maturo adesso che ascende lungo il sentiero che lo porta li su nell’Olimpo dei cantautori made in USA e noi ci gustiamo Morning Phase come si gusta il nettare di cui si cibano gli dei del folk.
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