Abbiate la pazienza di leggere, se non avete già ascoltato alla radio la canzone, il testo di Guarda che non sono io di De Gregori:
Guarda che non sono io quello che stai cercando Quello che conosce il tempo, e che ti spiega il mondo Quello che ti perdona e ti capisce Che non ti lascia sola, e che non ti tradisce Guarda che non sono io quello seduto accanto Che ti prende la mano e che ti asciuga il pianto Cammino per la strada Qualcuno mi vede E mi chiama per nome Si ferma e mi ringrazia Vuole sapere qualcosa Di una vecchia canzone Ed io gli dico “Scusami però non so di cosa stai parlando Sono qui con le mie buste della spesa Lo vedi, sto scappando Se credi di conoscermi Non è un problema mio E guarda che non sto scherzando Guarda come sta piovendo Guarda che ti stai bagnando Guarda che ti stai sbagliando Guarda che non sono io” Guarda che non sono io quello che mi somiglia L’angelo a piedi nudi, o il diavolo in bottiglia Il vagabondo sul vagone La pace fra gli ulivi, e la rivoluzione Guarda che non sono io la mia fotografia Che non vale niente e che ti porti via Cammino per la strada Qualcuno mi vede E mi chiama per nome Si ferma e vuol sapere E mi domanda qualcosa Di una vecchia canzone Ed io gli dico “Scusami però non so di cosa stai parlando Sono qui con le mie buste della spesa Lo vedi, sto scappando Se credi di conoscermi Non è un problema mio E guarda che non sto scherzando Guarda come sta piovendo Guarda che ti stai bagnando Guarda che ti stai sbagliando Guarda che non sono io
Ecco, quel che vi dice poeticamente l’uomo con la busta della spesa, che per anni ha campato vendendo dischi al proprio fan avventore, è che non si tratta di lui e poi piove, cazzo. Che se avete ascoltato una canzone che vi ha condotto altrove, che vi ha aiutato, che vi ha fatto piangere, sperare un mondo diverso, che vi ha asciugato un pianto, non l’ha scritta lui, non si identifica con lui. Che nessuno si azzardi a presumere di conoscerlo, perchè ha saputo leggere dentro un verso. Non è lui. Francesco De Gregori, cantante, non esiste. E’ solo una scritta sopra un testo, inutile. Una firma a parole personali, fatte ad uso e consumo personale. Un’idea che vi siete fatta voi, non è un problema suo. A casa è finita la carta igienica e il dentifricio e il tempo è denaro!
Qualche tempo fa una mia collega mi raccontava che a un concerto, De Gregori ha chiesto ai suoi fans di non cantare, durante la sua esibizione dal vivo, Rimmel. Insomma toglietevi dalle palle, come ve lo deve dire? Non comprate i suoi dischi, non andate ai suoi concerti e lasciatelo cantare da solo mentre compra il Camoscio d’oro, i porri, i sofficini findus al supermercato. E se proprio dovete fermarlo, chiedetegli se per fare la focaccia è meglio la farina di marca o quella con il brand del supermercato, come riconoscere un buon kiwi, cosa usa per smacchiare le camicie. Magari la smetterà di scrivere canzoni d’autore come questa. Buon lunedì.






































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