Sono finiti i programmi di cucina. E con essi le opportunità di divagare di cose interessanti come caramellare la carne o disossare un’anatra ancora viva. E’ finito il campionato di calcio e con esso l’opportunità di aspettare ansiosamente i voti dei giocatori per il fantacalcio e rompersi la mano tirando cazzotti al muro. E’ finita la scuola e con essa la speranza di imparare la fotosintesi una volta per tutte; è finito pure il bagno schiuma, con il caldo che fa se ne usa a volontà. Ma anche l’acqua da sola va bene.
Tuttavia il lunedì, con il suo eterno ritorno, possiede ancora molti spunti interessanti, come questa storia dei gattini a cui darebbe fastidio la nostra musica. Addirittura i suoni rappresenterebbero per i gatti un indicibile strumento di tortura, ecco perchè ogni tanto li vedi soffiare al cellulare, aggredire la lavastoviglie in funzione, rispondere arrabbiati al citofono.
Oggi insegneremo a tutti come abituare i gattini ad ascoltare la musica che amiamo senza reagire malamente. Prendete carta e penna.

1.Fare sentire i gattini a casa. Il segreto è fargli ascoltare musica familiare. Quella che sentono ogni giorno, insieme a quella che ascolti anche tu. Mescolare gli ambienti è il primo passo per abituarli ad ascoltare la nostra musica e i gattini curiosi ma anche capaci di apprezzare la tradizione, sanno che al momento giusto bisogna tornare a casa. Questo è il motivo per cui udendo, anche in lontananza i pezzi qui di seguito si catapulteranno a casa e aguzzeranno quanto meno la vista. Ascoltateli con attenzione.
Nel 54% dei casi purtroppo il gatto, che è furbo si accorge che si tratta di animali immaginari e si dirige verso il cibo. E’ necessario pertanto passare al piano b.
2. Infilare uno yorkshire in una scodella e mettere del pesce marcio nelle casse dello stereo. Il gatto con ancora la musica nel cervello diffiderà dall’avvicinarsi all’insopportabile yorkshire e si avvicinerà alle casse con grande interesse; non riuscendo però a estrarre il pesce marcio dal loro interno cadrà in una fase ipnotica che lo farà addormentare nelle vicinanze dello stereo. E’ il momento più importante in cui la musica viene associata all’odore del pesce marcio e diventa per la prima volta un fatto gradevole. Funziona con molti micetti che cominciano ad adorare la musica dei loro padroncini.

Tuttavia il 12% dei gatti (il 13% se consideriamo quelli che non si risvegliano), non si fa ingannare da questi trucchi. Graffiano mobili, mangiucchiano i fili e cambiano canzone: richiedono un rimedio estremo, l’imbottigliamento giapponese.
3. L’imbottigliamento giapponese consiste in un’antica tecnica del Sol Levante, in cui il gatto viene infilato in bottiglie e barattoli e sottoposto ad un regime di silenzio. Durante la musica il gatto viene poi liberato per pochi minuti, per poi ricominciare con imbottigliamento e silenzio. La cura dura sette giorni e sette notti e pare che non faccia effetto solo su un campione molto limitato, il 2,1%. Da qui in poi sono loro stessi che scelgono la vostra playlist mentre giocano con un gomitolo, vi portano un topo in casa o attraversano la strada con l’I-pod.

Se il vostro gatto rientra nel 2,3 % per cui il rimedio ancora non da i frutti sperati allora probabilmente ascoltate della musica davvero di merda. Siete voi quelli sbagliati, imbottigliatevi.
Buon lunedì.





































