<CALIFORNIA ROLLOVER – James Morrison è una giraffa?

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Siamo persone normali, facciamo cose normali: stare con la mia famiglia mi aiuta a tenere i piedi per terra. Che non lo possa aver detto o desiderato Keith Richards non è un segreto; la sua vita senz’altro è stata straordinaria e ambisce ad esserlo fino all’ultima sniffata.

Seppure priva di bellicosi intenti non è stata meno straordinaria la vita, nella sua normalità, con James Morrison, non ancora trentenne, padre e cantautore nato a Rugby, città nota ai più per aver dato i natali all’omonimo giuoco (mi consenta) in una contea che ha dato i natali a Shakespeare, ma non invece per aver ospitato i primi passi di questo esile ragazzino, dalla salute caduca e con una passione della musica che gli è valsa scherni e isolamento. Se non riuscite a capirne le ragioni, provate a immaginarlo mentre canta Wonderful World al cospetto degli All blacks, mentre diventa blu perché non riesce a respirare.

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Infatti la sua non è  solo la storia di un ragazzo fragile che ama cantare ma non trova un po’ di comprensione, in mezzo a un branco di energumeni. La sua è prima di tutto la storia di un ragazzo povero e macilento che ha poche possibilità di farcela, un ragazzino malato. Il migliore ricordo che ho è di essere stato un bambino lì e il peggiore ricordo è di essere stato un bambino lì non sono le frasi di un adulto con un’infanzia spensierata ma di un adulto che ricorda di quando ha contratto, in un posto di merda, una pertosse convulsa che ha rischiato di mandarlo al creatore. I medici gli dissero che se anche fosse sopravvissuto sarebbe rimasto menomato. Per fortuna si sbagliavano.

Prendendo la storia con l’autoironia dovuta al Signore o a chi per lui, per avergli risparmiato la vita, oggi James sostiene che a quella pertosse deve la sua voce emozionante e prega gli interlocutori di non arrabbiarsi se ci mette un po’ a rispondere alle domande. La volontà di migliorare la sua voce graffiata e l’estensione provate dal suo piccolo dramma, lo hanno spinto a migliorarsi, registrando la sua voce su una musicassetta  quando aveva 10 o 11 anni; l’emozione nell’ascoltare la mamma suonare nella sua band e le lacrime che sgorgavano a fiumi grazie al Dio Stevie Wonder hanno fatto il resto, regalando a Morrison la meritata rivincita. O almeno questo sembra significare il fatto che I won’t let you go ha avuto su youtube qualcosina in più di 36 milioni di visualizzazioni.

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Per James Morrison la musica è stata una soluzione ma anche la salvezza, raggiunta a morsi, allungando il collo come le giraffe di Darwin. Per il suo pubblico la sua musica e le sue corde piene di semplice meraviglia d’esser vivi, sono una benedizione e se oggi diciamo che James Morrison è Pop è nel senso più nobile del termine. Quello più alto, che possono raggiungere solo le giraffe.

Noi vogliamo cominciare questo lunedì con la purezza del suo messaggio di riconoscenza e due fette della sua voce Soul. Il buon esempio.

CALIFORNIA ROLLOVER è la visionaria rubrica del lunedì, a cura di Jampin Janzo, ispirata a fatti realmente accaduti legati al mondo della musica ma che potrebbe benissimo trattare di affettati romagnoli o frecce tricolore.

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