FEIST
Metals
(Polydor)
RollOver : Elegante
Voto : 8
Luglio 2004 – Ascolto l’album dei Kings of Convenience uscito lo stesso anno quando mi accorgo di una voce femminile che si insinua educatamente tra Erlend Oye e Glambek Boe in un paio di brani e mi domando: chi diavolo è a cantare? Mi documento e il resto vien da sé : divento fan di Leslie Feist.
Settembre 2011 – Apprendo sul suo sito che il nuovo album è stato registrato in due settimane e mezzo in un ex fienile sulla costiera del Big Sur (California) tra i mari e i monti in compagnia della sua band e del Real Vocal String Quartet. Ecco, questa sublime fotografia potrebbe già essere sufficiente a descrivere l’ultimo lavoro della cantante canadese. Metals è intimo, caldo e rustico, privo del tutto di apporti elettronici ma ricco di arrangiamenti orchestrali sapientemente abbinati ai cori mai indiscreti. E’ Feist a dirigere tutti ,orchestra compresa, ma non lo fa con bacchetta bensì con la sua voce.Non c’è spazio per hit radiofoniche (fatta eccezione per il singolo How Come You Never Go There) e motivetti leggeri come nei suoi precedenti lavori perché questo non è affatto un album semplice.Tuttavia In Comfort Me non rinuncia al fascino del ritornello monosillabo “Nannana” e in The Undiscovered First ci dimostra che anche il blues può essere orchestrato. The Commotion pare il nipotino del brano Sealion (contenuto in The Reminder) dove la sua voce si rincorre con quella del quartetto dando vita ad una piacevole competizione vocale.
Di fatto Metals é un album che ti coccola dolcemente come un thè (decidete voi l’aroma) da assumere preferibilmente davanti ad un camino acceso quando fuori nevica.







































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