
Tentando di descriverla sinteticamente è una grande festa, tre giorni di festeggiamenti e musica intorno ad un gigantesco protagonista pronto ad illuminare queste fredde notti invernali e restituire calore. E ovviamente molto altro. Oggi, 16 Gennaio 2014, come ogni anno nel mio paese in provincia di Lecce, Novoli, cominciano, in occasione della festa del Santo Patrono San Antonio Abate, i giorni del fuoco. Un insieme di tradizioni laiche e religiose animano e scandiscono questi tre giorni ma al centro di tutto c’è l’accensione della Focara, un gigantesco falò (il più grande del mediterraneo) che arde ininterrottamente per tre giorni e diventa l’epicentro di tutta la vita del paese.
Ci sono mille significati o chiavi di lettura di questi giorni di festa, l’insieme dei riti e delle tradizioni che legano devozione e miti rurali, ma la Focara è anche lo spettatore privilegiato di tre giorni di musica, generi e artisti diversi che si esibiscono di fronte ai partecipanti della festa ed hanno davanti agli occhi l’ardere continuo di questo immenso falò. E si ha la sensazione di sconfiggere l’inverno (illusione ampiamente alimentata da robuste bevute intorno al fuoco) e di illuminare la notte, mentre musiche e artisti diversi restituiscono attraverso la loro arte il significato più autentico di accoglienza e tolleranza. Perché la musica in questi tre giorni, così come il calore della Focara, arriva a tutti indistintamente accomunandoci come tutte le grandi esperienze della vita.
Altri tre giorni furono alla base del mito del rock, tre giorni di festeggiamenti pace e amore che amplificarono i sogni e le speranze di un’intera generazione. Quello di Woodstock rappresentò nel 1969 un lungo sogno a colori con il rock come colonna sonora. E malgrado sia un azzardo e una forzatura cercare analogie tra il senso intimo di due manifestazioni tanto diverse, con ragioni ed istanze non conciliabili, un punto di contatto esiste nello spirito che anima ed ha animato le due manifestazioni popolari, e lo si rintraccia nell’energia data e ricevuta, nel calore, nella musica come elemento portante e miracolo umano. Mi piace pensare che a superare le evidenti differenze di significato tra i due eventi vi sia una comunanza nello spirito che le unisce.
Lo aveva capito bene Jimi Hendrix che il fuoco, anima la passione degli uomini e unisce sotto il comune bisogno del calore della vita. Si Jimi lo sapeva della presenza di questo immenso falò, di questo amplificatore di vita e desideri e questa ne è la prova.





































