<MY BACK PAGES – VIOLENT FEMMES

[facebook_like_button]

Violent Femmes Violent Femmes

Album: VIOLENT FEMMES

Band: VIOLENT FEMMES

Anno: 1983

Arrancare come andatura

Nella musica rock non esiste un sentiero, una strada da seguire che conduca certamente in un luogo prefissato, così come non esiste un’andatura nel proseguire quello che è il proprio personale cammino. La potenza della musica rock è in parte dovuta alle continue variazioni di ritmo tra chi segue un itinerario attraverso una corsa feroce e chi prosegue arrancando ma non smette di avanzare.

Nella prima metà degli anni 80 i Violent Femmes percorsero la loro strada del rock con un vistoso passo incerto, quella che poteva sembrare una zoppia tra le radici folk americane ed un suono che appariva punk nella sua forma immediata ed approssimativa e che in seguito venne definito indie con buona pace di tutti. Quell’andatura stentata tra percorsi sonori e stilistici apparentemente inconciliabili divenne l’identità del trio di Milwaukee, il prodotto finale di un’urgenza espressiva che si spendeva suonando in ogni angolo di strada, in qualunque locale dove ci fosse qualcuno ad ascoltare.

Il disco d’esordio omonimo della band di Gano è sicuramente il lavoro che meglio racconta l’approccio alla vita e alla musica dei Violent Femmes. Descrivendo le sensazioni derivate dall’ascolto di quel disco Ornette Coleman dichiarò “la loro musica è fantastica, ma le parole sono d’intralcio” fotografando magnificamente un’incertezza che era grandezza originale. Perché è evidente che le parole nei pezzi dei Violent Femmes sono d’intralcio, specie in quel modo del tutto personale di parlarsi addosso che usa Gordon Gano, come del resto è evidente che le parole siano spesso d’intralcio nella vita in generale.

"Violent Femmes in 1983"

Violent Femmes è il risultato delle liriche liceali di Gano e della sperimentazione musicale affrontata dalla band americana ed è la sintesi perfetta per raccontare quella condizione di inadeguatezza personale e relazionale che è il vero cuore dell’album. Ne nasce un disco di rabbia stordita e di suoni mutilati, bisogni concreti ed altre incapacità. Un disco che rimane attuale perché persistenti sono le fragilità che racconta come costante risulta il bisogno di superarle, indipendentemente dallo stile o, se si vuole, dall’andatura. L’album si apre con Blister in The Sun, un brano che sorprendentemente diventerà una hit anche negli anni a seguire e che ha, opinione personale, l’evidente limite di essere una sorta di patente indie a basso costo, un facile argomento di conversazione.

Blister in The Sun rappresenta insieme a Please Do Not Go l’anima più radiofonica e scanzonata dell’album caratterizzata da un sound semplice e gradevole in salsa acida laddove la parte più scura e scorbutica del suono di Violent Femmes è espressa in pezzi come Kiss Off (con lo sfogo finale di Gano sui 10 motivi per un risentimento) e Add It Up dove si esprime in maniera chiara un disordine relazionale declinato tra la supplica e la rabbia. Le due anime musicali dell’album sono tenute insieme soprattutto dai solchi scavati dal basso di Brian Ritchie e dalla voce acerba e spigolosa di Gano che anticipa una forma espressiva che sarà a lungo utilizzata nel mondo lo – fi.

L’album conclude la sua marcia incerta nella conclusiva Good Feeling dove il suono sembra sfuggire dagli anfratti musicali esplorati in precedenza e si fa più ampio, acquisendo un maggior respiro frutto di un testo che dopo aver trovato quiete ne invoca ancora, forse perché a volte arrancare significa aver più tempo per godersi il viaggio.

[facebook_like_button]

Potrebbero interessarti anche:

Leave a Reply