
Artista: ELVIS COSTELLO
Album: My Aim is True
Anno: 1977
La quasi rivoluzione dell’altro Elvis
Quando Declan Patrick MacManus scelse il nome del Re del rock and roll come pseudonimo per la nascente attività di musicista l’azzardo, parzialmente mitigato dall’aggiunta del cognome della bisnonna, svelava pienamente l’ambizione del rocker britannico, ma se la scelta del nome era un fatto personale la somiglianza fisica con Buddy Holly, per quanto alimentata in modo compiaciuto, rimaneva un fattore assolutamente naturale.

L’unione, spontanea o per scelta di due grandezze di primo ordine del rock and roll, non poteva che segnare la carriera di Costello indirizzandolo verso la strada del rock, una strada che il musicista avrebbe compiuto per tre decenni in modo assolutamente personale. A distanza di tempo, malgrado un’onestissima carriera, ancora il nome di Costello rappresenta qualcosa di noto ma non conosciuto un fatto appreso quasi per abitudine, un argomento spendibile in una conversazione quasi per meri fini statistici. E’ un nome a cui raramente si riesce ad associare una musica, è un volto che spesso non richiama un suono. La musica di Costello rappresenta infatti da un lato un fatto prettamente personale ed in secondo luogo un eterno oscillare tra un’identità in transito, determinata solo in parte da una naturale sperimentazione artistica. La musica di Costello per attitudine lambisce, sfiora, attacca per poi ritirarsi prima della meta, è una dichiarazione di principi, un’arte in potenza e questo non è necessariamente un limite.

My Aim is True è l’album d’esordio di Costello e svela immediatamente tutte le attitudini del rocker britannico, mostrando subito quell’insieme di suono vicino a molti generi e mai ad uno in particolare e liriche insolenti. Il primo album di Costello contiene già la bellezza di una potenza dichiarata che non si realizza come fatto consapevole rifiutando le scorciatoie dell’enigma e della resa. Less than Zero riporta alle ambigue atmosfere giovanili descritte da Easton Ellis nell’omonimo romanzo con un suono che mima all’ammiccamento, in Allison il sound segue pieghe più morbide, abbandonando ogni accenno post punk in precedenza abbozzato da parte dell’autore, per un ritratto acido di un amore finito.
E’ il cantore del rancore malgrado dichiari ironicamente il contrario in I’m not Angry, anche se la rabbia si limita ad un’ironia tagliente che sceglie il fioretto del sarcasmo alla clava dell’invettiva. My Aim is True continua seguendo un itinerario lirico e sonoro già tratteggiato nelle prime tracce e che rappresenterà l‘esatta cifra di Costello (sebbene le sonorità degli album successivi anche grazie al contributo della band degli Attractions al fianco risulteranno maggiormente curate e riuscite). E’ un Costello intento ad esplorare le periferie delle relazioni, quei tratti in uscita descritti perfettamente in No Dancing, mentre in Waiting for the End of the World porta l’invettiva ad un livello visionario superiore.

La carriera di Costello continuerà tra intuizioni e viaggi interrotti, acclamato dalla critica e considerato dal pubblico una sorta di sconosciuto classico, un must da sfiorare. L’impressione è che la vicenda non tocchi più di tanto l’autore totalmente interessato a realizzare finalmente una musica capace di esprimere una naturale attitudine all’insofferenza o comunque fermarsi un attimo prima, per scelta propria.





































